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lunedì 15 aprile 2013

L’emozione e la razionalità (Jensen Ackles)









"... io ... noi ... nn sappiamo kosa il futuro ha in serbo x noi ... so solo ke ho bisogno di respirare attraverso le tue parole ... la tua voce kalda ... il tuo parlare sempre ... le tue date, il tuo pc, la storia dei tuoi libri ..." ti adoro" ... RP



Gli animali hanno pochi dubbi e molte certezze. Non bisogna mai perdere troppo tempo, l'indugio è molto pericoloso; capire cos'è quel rumore tra i cespugli anziché scattare via, può risultare fatale. Il cervello con pochi conflitti  procede come un pilota automatico. L'uomo invece indugia, e verso ad esempio il tabacco, l'alcol, le droghe, il cibo, il sesso, i dolci, escogita una serie di espedienti per vincere l'eccesso. 





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Premiamo o puniamo i nostri comportamenti; ci congratuliamo, dilazioniamo gratificazioni, ci rimproveriamo. Siamo il risultato in fondo di strategie di autocontrollo. Se non fossimo almeno due non avrebbe senso controllarsi, valutarsi, rimproverarsi.

La doppia mente
Sentiamo la nostra coscienza come un'esperienza soggettiva, ricca di pensieri, parole, emozioni, umori, riflessioni in prima e in terza persona. La sua nascita sarebbe il risultato, secondo Julian Jaynes (1), di un lungo percorso. All'inizio l'uomo non sapeva di essere un soggetto. La sua natura era scissa e mentre la parte dirigente era chiamata dio, l'altra era soggetta ai suoi voleri. Come un robot, l'uomo ubbidiva agli ordini provenienti da fuori. Le “voci” del linguaggio del pensiero erano affermazioni utili per prendere decisioni importanti, in una psicologia che aumentava i suoi dubbi davanti alla molteplicità di scelte possibili.





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Questo sistema di controllo esterno della condotta umana, per il quale ogni uomo era lo schiavo di voci udite ogni volta che insorgeva una situazione nuova, fu gradualmente sostituito dalla costruzione interiore della coscienza. Dei due emisferi uno presiede al linguaggio e domina la vita cosciente, l'altro, secondo Jaynes
, (2) è abitato dalle voci degli dèi e la struttura della mente “bicamerale” spiega la nostra irriducibile divisione in due entità: divisione che un tempo fu quella fra l’individuo e il suo dio. Quando crollerà, per motivi storici e culturali, la mente uditiva sarà sostituita da quella visiva. La mente però rimarrà doppia, insieme al suo io. Ciò che noi chiamiamo storia, dice Jaynes, è il lento ritrarsi della marea delle voci e delle presenze divine. La dominanza dell’emisfero linguistico coesiste con l’altra metà del cervello, muta ma altrettanto importante.





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Cervelli nascosti
L'opinione pubblica condanna o rimane turbata di fronte a certi inspiegabili comportamenti criminali o immorali di persone altrimenti ritenute oneste e stimabili. La maggioranza di questi casi rivela una grave e sconcertante 'scissione' della personalità, per cui due soggetti sembrano coesistere uno accanto all'altro in un'unica mente. Abbiamo un modo di concepirci e rappresentarci che può essere impossibile da abbandonare, indipendentemente dai risultati della ricerca scientifica, per esempio per quanto riguarda l'unità della persona. Qualcuno ipotizza che i due emisferi, essendo funzionalmente diversi, possano costituire due centri di coscienza separati. Il caso più famoso di comportamenti duali, fino ad essere opposti, è quello del dottor Jekyll e Mister Hyde. Il nostro cervello visto dall'esterno, sembra costituito da due parti simmetriche attaccate in mezzo (tramite il corpo calloso) e, come il frutto di una noce, quando si spezza rimangono due metà identiche. Le due metà cerebrali appaiono uguali, come due reni o due polmoni, ma ci sono notevoli differenze. 





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L'emisfero cerebrale sinistro controlla la parte destra del corpo e il destro la sinistra, le vie motorie che scendono (e quelle sensitive che salgono)  alla base del cervello, si incrociano e vanno dall'altra parte. E' un punto assai delicato, un colpo di karate sotto la nuca può risultare fatale.
Se non c'è scambio d'informazione, i due emisferi agiscono come separati in casa. Non sempre tale divisione è netta, e le parti risultanti non sono mai equivalenti, né per la frequenza né per la durata della loro permanenza; tuttavia, per l'individuo che la vive, si tratta di un'esperienza di separazione, di un altro mondo parallelo e coesistente. Ogni emisfero contiene la sua 'mente', anche se noi non ci accorgiamo di essere doppi. Tuttavia le patologie sono molto istruttive in questo campo.





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La scienza
Nei pazienti  split-brain, con cervello 'diviso', una lesione ha reciso la parte di collegamento. Nella  vita quotidiana non ci si accorge di niente e solo strumenti raffinati rivelano che i due emisferi svolgono funzioni diverse. L'emisfero sinistro, nei più, è specializzato nel pensiero astratto, nelle abilità linguistiche e nel calcolo matematico. Il destro si occupa di spazio, geometria, riconoscimento di persone, individuazione del tono emotivo del linguaggio, musica e mimica facciale. Il premio Nobel R. Sperry  e il suo allievo M. Gazzaniga, negli anni  hanno scoperto molte novità in proposito. L'uscita dell'informazione linguistica sembra essere quasi esclusivamente il prodotto dell'emisfero sinistro. 





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Se due parole differenti sono trasmesse alle due metà del campo visivo (es. matita e spazzolino da denti) senza che l'altra se ne avveda e si dice di ritirare l'oggetto da dietro uno schermo utilizzando le due mani, quelle cercheranno l'oggetto in modo indipendente. Un odore inviato alla narice sinistra (che stimola l'emisfero destro) produrrà una negazione, se però si chiede di indicare un oggetto con le mani, la sinistra indicherà lo spicchio d'aglio, protestando contemporaneamente che non sente nulla, per cui non è certamente possibile che indichi quello che sente. Se l'odore è sgradevolissimo, come quello di uova marce, continuerà a negare ma, contemporaneamente, storcendo la bocca e naso ed emettendo esclamazioni gutturali di disgusto. I due emisferi s'addormentano insieme e si svegliano insieme. Tuttavia nel suonare il piano, abbottonare la camicia, giocare a carte, collaborano in modo ammirevole. In un altro esperimento famoso l'emisfero sinistro riceve solo l'immagine di una zampa di pollo, mentre il destro solo un paesaggio nevoso. 





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Alla richiesta di accoppiare una carta all'immagine, la mano sinistra guidata dalla corteccia destra, afferra la carta con l'immagine della pala da abbinare al tema della neve; mentre la destra afferra quella di un pollo da abbinare alla zampa. Ciò mostra che ciascuna parte della corteccia è in grado di riconoscere la sua immagine e di fare un'associazione appropriata. Pensiamo con grande attenzione a quello che è successo. Quando è stato chiesto il perché della scelta, la risposta della parte sinistra è stata: la zampa è associata al pollo mentre la pala serve a pulire il pollaio. Dunque, la parte sinistra ha visto la zampa della gallina, ma non la scena invernale, perciò ricostruisce una storia per far sembrare queste scelte sensate. 





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Anche se in teoria potrebbe dire (ma non lo fa) 'senti non ho la minima idea del perché abbia scelto la pala'. All'emisfero di destra di una paziente vennero presentate da un esaminatore maschio fotografie pornografiche. Lei arrossì e cominciò a ridacchiare in modo del tutto coerente con il contenuto del materiale presentatole; ma non fu in grado di riconoscere la fonte del suo imbarazzo. Un particolare molto interessante in tali situazione è che il paziente giustifica il suo comportamento in un modo che assomiglia a quello che gli psicanalisti chiamano “razionalizzazione”, adducono ciò spiegazioni del tutto plausibili delle motivazioni di quel comportamento, che sono del tutto lontane dalle reali origini.





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I nostri “io”
Quante volte si è dovuto scegliere tra due possibilità ugualmente attraenti. Cioccolata o crema, lo prendo o lo lascio, quest'auto o quella, vado o non vado, tali dubbi sollecitano in noi un caratteristico stato di impasse. Si forma un fastidioso stato di equilibrio, un'antipatica sospensione, che può sfociare perfino, nei casi gravi, in difficoltà e dolore, in una sofferenza della scelta. Si vorrebbe che la via fosse chiara e univoca, e quando finalmente giungiamo a schierarci da una parte o dall'altra, c'è sollievo. Infine può rimanere il rimpianto: se avessi scelto, se fossi rimasto, se avessi fatto questo o quello. Forse c'è anche una base biologica, specificamente umana in tutto ciò.
Da secoli i filosofi hanno meditato sui nostri modi diversi di approcciare e conoscere il mondo. 





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La tentazione di identificare almeno due modalità nettamente distinte ha infatti profonde radici. Si sono sempre contrapposti ad esempio un modo creativo, emotivo, intuitivo e artistico ad un altro critico, analitico, intellettuale e razionale di pensiero conscio. Ulisse sapeva che il suo 'io futuro' poteva cambiare e cedere al canto delle sirene, e allora con l''io attuale' si lega all'albero della nave. Anche i greci s'erano confrontati col problema della dualità. Platone sosteneva che l'ignoranza offuscava l'irrazionalità, mentre Aristotele distingueva tra ragione e passione. Medea supplica la propria mano, mossa da passione vendicativa, di non uccidere i propri figli. Tommaso d'Aquino sottolinea come la ragione possa essere ogni tanto sconfitta dal desiderio. Adam Smith postula una divisione tra un io superiore che osserva e uno inferiore, o agente, che agisce.





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Oggi sappiamo che ogni emisfero controlla la metà del corpo contro-laterale e, se non c'è scambio d'informazione, agiscono come fossero autonomi. Un ragazzo, per controllare una epilessia gravissima, fu sottoposto al taglio della connessione tra i due emisferi cerebrali, dopo un  po' il ragazzo si comportava in modo strano: si abbassava i pantaloni con una mano e li tirava su con l'altra. Una donna, cui una lesione aveva leso le vie di collegamento tra gli emisferi, con un braccio tentava di strangolarsi, perché si odiava  e voleva mettere in pratica vecchie tendenze suicide, veniva però salvata dall'altra mano, per niente convinta [N.d.r. si legga il post “
La donna che si voleva strangolare”]. Queste sindromi, chiamate 'da disconnessione' rivelano quanto sia importante l'unità dei due emisferi per l'unità della mente. 





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I due emisferi contengono due menti e due io, e le loro connessioni tengono insieme l'unità del . Se cambiano le connessioni, può cambiare persino la personalità. Il Sé dunque è un'entità delicata e fragile: è certamente una constatazione sconcertante.
L’uomo più bello scelto oggi è: - Jensen Ross Ackles (Dallas, 1º marzo 1978) è un attore ed ex modello statunitense. È principalmente conosciuto per i suoi ruoli televisivi di Eric Brady (Il tempo della nostra vita), Alec (X5-494) (in Dark Angel), Jason Teague (in Smallville) e, più recentemente, Dean Winchester (in Supernatural).

Note - 1) Julian Jaynes (27 febbraio 192021 novembre 1997) è stato uno psicologo statunitense.
Noto per il suo libro Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza (1976), nel quale egli affermò che i popoli primitivi non erano consapevoli nella moderna accezione del termine, e che la mutazione del modo di pensare umano sarebbe avvenuta nello spazio di alcuni secoli tremila anni or sono.
Jaynes nacque a West Newton (Massachussetts) e frequentò l'Università di Harvard, frequentò la McGill University laureandosi e conseguendo il dottorato di ricerca presso l'Università Yale. Jaynes fu lettore presso la facoltà di psicologia dell'Università di Princeton dal 1966 al 1990, e sembra che fosse un insegnante molto apprezzato se fu invitato talvolta a tenere conferenze presso altre università.
Le teorie di Jaynes sulla coscienza si dimostrarono a dir poco molto controverse. La sua interpretazione di un Achille guidato da voci interiori era indubbiamente originale. Quando uscì l'Origine della coscienza, egli fu criticato aspramente per aver cercato di ingraziarsi il grande pubblico senza avere prima sottoposto l'opera ad un attento esame da parte dei colleghi. Tuttavia come opera scientifica divulgativa ebbe un certo successo, tanto da venire candidata al National Book Award nel 1978.
Le polemiche suscitate dal libro hanno nel complesso messo in ombra le altre sue numerose scoperte, soprattutto nel campo del comportamento animale e dell'etologia. Tra gli insigni scrittori e scienziati le cui opere furono influenzate o ispirate dalle teorie di Jaynes vi furono Daniel Dennett e Steven Pinker.





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2) Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza è un saggio dello psicologo statunitense Julian Jaynes pubblicato nel 1976.
Il saggio, che è strutturato in tre parti, una premessa e un post scriptum, affronta il problema della coscienza. Nella prima parte intitolata "La mente dell'uomo", viene affrontata la questione della coscienza della coscienza, della mente dell'Iliade, del doppio cervello, dell'origine della civiltà.
Nella seconda parte, "La testimonianza della storia" lo studioso tratta di dèi, tombe e idoli, di teocrazie della coscienza, della nuova mente in Mesopotamia, della coscienza intellettuale della Grecia e della coscienza morale dei khabiru.
Nella terza parte, "Vestigia della mente bicamerale nel mondo moderno" vengono trattati argomenti diversi: la ricerca dell'autorizzazione, i profeti e la possessione, la poesia e la musica, l'ipnosi, la schizofrenia, gli auspici della scienza.
Nucleo dell'opera è la controversa teoria della mente bicamerale, secondo la quale fino a c.a il 1000 a.C. una grandissima parte degli uomini non possedevano ancora una mente cosciente nel senso moderno del termine ma erano guidati da voci interiori, che venivano attribuite agli dei ma che in realtà erano frutto della manipolazione mentale messa in atto da coloro che la coscienza l'avevano già acquisita, una sorta di plagio che in fondo prosegue tuttora senza grande scandalo.
Nel libro, Jaynes presenta indizi ricavati dall'archeologia e dai libri più antichi (Iliade, Odissea, Bibbia). Secondo questa teoria, la schizofrenia sarebbe un residuo vestigiale di quella antica struttura della mente.




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