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sabato 13 aprile 2013

La sessualità dall'antichità al Medioevo (Cristina Parodi)










“Ho i pantaloncini della scorsa estate ... la nostra ... mi kiedo se ne avrò un'altra ... kn te ... folle ... km l amore di kui skrivi deve essere ... xkè la follia è l unika forma di verità …” RP



Dall'uso delle vesti e dall'abitudine a nascondere i genitali alla ricerca di luoghi ed occasioni riservate per esercitare l'attività ed il rapporto sessuale il passo - sempre in termini di millenni - può essere stato breve: quanto meno logico. Perché far vedere le parti del corpo, che la donna desiderava tener celate a tutti, in occasione dell'amplesso? E perché il maschio doveva esibire la propria femmina a tutti, se poi ne temeva, gelosamente, le insidie? Ecco allora derivare la convenienza utilitaristica (non morale) di limitare l'amplesso a momenti di solitudine, a luoghi riservati, al buio della notte. Un altro fattore deve avere avuto una certa importanza: la presenza del figlio nato da una coppia. 





Cristina Parodi - Il pettegolezzo che fa sognare!





Nei tempi più lontani non esisteva il problema della paternità: il bimbo nasceva ignorato dal padre (anche perché ignorato era il rapporto tra coito e gravidanza). Quando invece i legami sessuali raggiunsero una certa durata - pur nelle mancate conoscenze del significato biologico dell’accoppiamento - i figli dovettero suscitare sentimenti di dolcezza ed affetto, che aumentarono il legame fra i genitori e favorirono la formazione della famiglia. Qui si è cercato - per evidenti ragioni di sintesi - di delineare schematicamente il processo di sviluppo e di evoluzione sociale della sessualità; è certo però che, nella realtà, le cose sono andate in modo differente, con periodi di progresso ed altri di regresso, con un andamento pieno di contraddizioni. 





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E tutto ciò non solo per il sovrapporsi ad una civiltà di un certo grado e tipo, di un'altra, vincitrice magari di una guerra, ma anche per un'infinità di condizionamenti ambientali, fisici (clima, alimentazione, ecc.), psicologici e religiosi. Tali contraddizioni e regressioni sono continuate nel tempo, sino ai nostri giorni. Grosse modificazioni si sono certo avute nel passaggio dalla società matriarcale a quella patriarcale e viceversa e, ancora, nello sviluppo della famiglia, allorchè l'amore istintuale del padre verso i figli da indifferenziato si fece specifico, rivolgendosi in particolare ai figli maschi e corrompendosi per l'intrusione di elementi economici, quali le questioni della eredità, che ponevano appunto i figli maschi in una particolare condizione di superiorità. Ad un certo momento, anche la donna avrà iniziato a selezionare meglio i criteri della scelta del compagno, nel tentativo di accaparrarsi non più solo un maschio sessualmente valido e capace, ma un uomo migliore dal punto di vista della sua potenza sociale ed economica: a tale fine avrà fatto ricorso a nuovi modi di seduzione. 





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L'uomo preistorico di trentamila anni fa aveva molto probabilmente già varcato la linea di demarcazione tra sessualità animale e sessualità umana. Sentiva un certo rispetto per la femmina e amore per i figli; aveva una famiglia basata su qualche regola che evitava un'eccessiva promiscuità sessuale. Dalle più antiche raffigurazioni artistiche si trae l'impressione che la coppia non doveva però essere il nucleo familiare di base (ciò dovrebbe escludere la monogamia) mentre risulta chiara la devozione che l'uomo ha per la donna. Nell'ultimo periodo glaciale (15-20 mila anni fa) risulterebbero già abbastanza ben differenziati i ruoli sessuali: l'uomo va a caccia, la donna sta a casa; l'uomo garantisce il sostentamento del gruppo, più che della sola famiglia, andando a caccia in gruppo, e la donna, pur curando i propri piccoli, vive e lavora non per la sua sola famiglia ma anche essa per l'intero gruppo. 





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Alla fine dell'ultima glaciazione (10 mila anni fa) la socializzazione dell'uomo (ormai un homo sapiens del tutto simile all'attuale) è completa, ma soprattutto la coscienza e la possibilità di capire, e a volte dominare, i fenomeni della natura offre nuove possibilità. E' anche del tutto probabile che nell'epoca in cui da nomade si fece stanziale, ed alla caccia sostituì l'allevamento e la coltivazione, l'uomo abbia preso coscienza anche del rapporto esistente tra attività genitale e riproduzione. Probabilmente quest'epoca fu dominata dalle donne (che gli uomini in fondo imitavano cessando di cacciare e dedicandosi ai lavori stabili dei campi, vicino alla casa) e basata sul matriarcato. A questo ha poi fatto seguito una fase patriarcale, promossa dallo stabilirsi di nuove condizioni di vita tribale, caratterizzata dalla proprietà dei beni, nonché delle donne e dei figli. In questo periodo postglaciale, sino all'arrivo dell’era storicamente (almeno in parte) controllata (3 - 4000 anni a. C.), lo sviluppo dell'organizzazione familiare passò probabilmente attraverso tre stadi differenti. 





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Un primo monogamico naturale (conseguente alla ‘scoperta’ della maggior soddisfazione affettiva e sessuale nell'esercizio del sesso all'interno della coppia); un secondo poliandrico e poligamico (dovuto all'improvvisa esplosione demografica ed alla costituzione dei primi gruppi tribali, regolati da norme riguardanti i componenti); un terzo fondamentalmente monogamico, istituzionalizzato però come regola introdotta nell'interesse stesso del gruppo, che dalla poligamia e dalla poliandria aveva visto incrementare le occasioni di liti e contrasti interni, per gelosia. Alla fine della preistoria i popoli presentano già divisioni sociali in classi: la superiore - ricca, potente e autoritaria - da un punto di vista sessuale è anche la più libera; essa concede maggior potere al maschio, importante non solo politicamente ma anche nella famiglia per i diritti di successione. L'altra classe, quella inferiore - povera e sottomessa - presenta invece una maggior parità di diritti fra i due sessi, ed a volte una minor libertà sessuale. 







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Una certa poligamia risulterebbe presente nella classe più elevata, mentre sarebbe mancata in quella più bassa, per la quale libertà e poligamia sono troppo onerose. Tale divisione sociale manterrà pressoché inalterati taluni suoi fondamentali caratteri quasi sino ai nostri giorni. Le cose, almeno in un primo tempo, non mutarono di molto con lo avvento dell'epoca storica, cioè del periodo in cui ogni importante avvenimento politico, ogni grande fenomeno economico e sociale possono essere provati con documentazioni di una certa sicurezza. Una particolarità risulta tuttavia presente nell'antico Egitto, allora società matriarcale, caratterizzata dalla trasmissione ereditaria dei poteri politici, della nobiltà e dei beni per linea femminile: è l'assenza di qualsiasi condanna dell'incesto. Anzi, specie tra i potenti, l'unione ideale è la coppia fraterna: le sorelle che sposano cioè i propri fratelli. 





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Modificazioni radicali, in questo antico e civile paese, avvennero più tardi, dapprima con un'opposizione dei capi militari al potere politico e religioso delle donne, e successivamente con una vera e propria rivoluzione sociale (2000 a.C.), grazie alla quale le classi più povere acquisirono taluni diritti, fra i quali quello del matrimonio, fino ad allora riconosciuto solo ai ceti più ricchi. Da rilevare infine che presso gli Egizi (e quindi prima che in Israele) si usava praticare la circoncisione. come cerimonia d'iniziazione. Presso la civiltà sumero-babilonese (2000 a.C.) esisteva una precisa regolamentazione della famiglia. Il matrimonio era monogamico, pur essendo legale tenere delle concubine in casa. Analoghi gli usi presso il popolo di Israele, ove il matrimonio era finalizzato alla procreazione, tanto è vero che se risultava sterile poteva essere sciolto. 





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Questa civiltà ammetteva e regolava l'incesto, vietava le relazioni adulterine, riconosceva la prostituzione. Nell'antica India, la fedeltà della donna al marito era assoluta, tanto che la tradizione prevedeva il sacrificio della moglie sopravvissuta alla morte del suo compagno; l'incesto era rigorosamente vietato. Nella civiltà greca, la sessualità, da un punto di vista sociologico, non era ben definibile. Ciò non solo per le naturali differenze esistenti in singoli periodi o città (Sparta autoritaria e sessuo-negativa, Atene democratica e piuttosto libera) né per i contrasti tra la realtà e la leggenda o la mitologia (nella letteratura l'esercizio dell'attività sessuale era assolutamente libero ed anzi esaltato), ma soprattutto per una certa diffusa libertà di comportamento. 





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La famiglia era tuttavia una comunità di valore economico e sociale; le donne facevano vita piuttosto ritirata; il matrimonio sanciva dei diritti e non dei sentimenti né delle esigenze sessuali (che si potevano soddisfare liberamente con prostitute). L'omosessualità sia maschile che femminile, era accettata ed anche largamente praticata. A Roma, società dapprima agricola e militare, gli uomini, lavoratori e soldati, avevano assai più diritti delle donne e il matrimonio era una sorta di semplice iniziazione sessuale. Più tardi, riconosciuta alle donne una migliore posizione (per motivi essenzialmente economici, derivanti dall’istituzione della dote portata al marito dalla sposa) il matrimonio viene istituzionalizzato, e poi riconosciuto come base fondamentale della società. Tuttavia la separazione è consentita, prevista e regolamentata; le relazioni adulterine, sia maschili che femminili, severamente represse. 





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Col tempo si verifica anche a Roma, come in Grecia, una certa separazione tra la ricerca del piacere sessuale (fiorisce infatti la prostituzione) e l'amore coniugale, almeno tra i potenti e i ricchi, in grado di pagarsi ogni soddisfazione erotica. La predicazione e le proposte cristiane arrivano a Roma in un periodo di travaglio politico e sociale, in cui vi è una esaltazione di tutte le filosofie più materialistiche ed edonistiche basate sul godimento di beni terrestri, sul piacere sessuale, su certa elasticità morale. Il contrasto è ovviamente molto aspro, poiché il senso comune del romano medio non solo respinge la nuova fede che si basa sulla rinuncia dei beni terrestri, sulla esaltazione della povertà, sulla necessità di una vita d'amore, ma si oppone con la violenza all'ipotesi di una negazione di quei valori e di quelle tradizioni che avevano fatto grande e potente Roma






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La reazione si aggrava poi allorché la predicazione cristiana accentua il suo ascetismo, sostenendo la castità e la indissolubilità del matrimonio (norme che in verità escono più che dalla predicazione di Cristo, da quella di taluni degli apostoli suoi seguaci), e condannando l'amore carnale come peccato. Il cristianesimo ha posto assai presto il problema di una rigida condotta sessuale, quasi cercando di fondare buona parte della sua autorità sulla calcolata produzione di uno stato d'ansia sessuale. Per quanto il cristianesimo possa avere contribuito allo sviluppo sociale e culturale, la sua influenza sul comportamento sessuale dell'uomo è stata fondamentalmente negativa, avendo da un lato assimilato, col passare del tempo, gli elementi più autoritari dal giudaismo e dai romani. Nel corso dei secoli ha poi spesso accentuato la sua posizione sesso-repressiva e offerto un valido supporto alle più conservatrici ed antiliberali tesi della società capitalistica. Scarse sono le conoscenze riguardanti il comportamento sessuale nel Medio Evo: anche da questo punto di vista si tratta di secoli oscuri, come per una serie di altre attività umane, artistiche o scientifiche. 





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Si sa che la medicina studia, tra l'altro, i problemi posti dalla sterilità femminile e dall'impotenza maschile. Ma il dato più grave è che si diffondono convenzioni chiaramente sesso-repressive, come la castità dei preti decisa nel VII secolo, ma restata assai poco praticata sino ai decreti di Leone IX (metà dell'XI secolo) e come la condanna d'ogni rapporto sessuale fuori del matrimonio o non specificamente ed esclusivamente rivolto alta procreazione. In contrasto con tali principi, la vita sessuale doveva però essere piuttosto libertina, almeno presso le classi nobili, se è vero, che nudità e prostituzione non sono oggetto di divieti e che si impose nella società feudale il “Jus primae noctis”, cioè il diritto per il nobile di togliere la verginità alle spose dei propri sudditi. Il Medioevo risente in modo stretto di ciò che il Cristianesimo aveva già introdotto all’epoca dell’Impero Romano. Cambia così il ruolo della donna e della famiglia nella società. 





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Il Cristianesimo primitivo elevò lo standard morale e sessuale della donna. Il rigetto della poligamia, della prostituzione e dell’omosessualità, tutte pratiche comuni nella cultura pre-cristiana, spinsero infatti ad un ruolo più importante della donna nella società. Il modo stesso in cui Gesù trattava le donne era in stretto contrasto con le culture che circondavano l’Impero Romano. L’episodio in cui egli approcciò la Samaritana o salvò la prostituta dalla lapidazione o ancora nelle nozze di Cana quando prepara il miracolo spinto da una precisa richiesta della madre sono esempi del modo in cui il Nazareno valorizzava le donne. La madre di Cristo poi ebbe un posto speciale nella storia della salvezza mentre ad esempio la cultura islamica negava decisamente un qualsiasi spazio a Maria pur riconoscendo a Gesù il ruolo di grande profeta. Oltre ad un Medioevo cristiano, però, va considerato un Medioevo islamico caratterizzato da un deciso maschilismo, una diffusa poligamia e naturalmente la costituzione dell’harem





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Qui le donne erano rinchiuse e sorvegliate dagli eunuchi. Possiamo facilmente pensare i tipi di frustrazione anche sessuale che vivevano. Ciò tuttavia non impedì probabilmente un immaginario erotico ricco come testimoniano produzioni letterarie raffinate del livello di testi come Le mille e una notte (la traduzione letterale dall’arabo è Mille notti e una notte ancora). Tuttavia, anche il Medioevo cristiano era segnato da tratti evidenti di maschilismo, soprattutto nei tempi successivi a quelli delle origini. Il culto della castità e della verginità nonché dell’astinenza sessuale divennero valori sempre più importanti. Da S. Paolo a S. Ambrogio, passando per S.Agostino, queste virtù divennero nei secoli un fondamento della cultura cristiana. La scissione platonica tra anima e corpo trovò continuazione ed ulteriore forza nella svalutazione della sessualità in favore della vita spirituale e di quella contemplativa in particolare. 





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Un'esasperata spiritualità non evitò d’altra parte che nel Medioevo esistessero case di tolleranza statali o comunali persino assoggettate ad imposte e che interi quartieri o vie venissero adibite alla prostituzione. E neppure che nelle comunità chiuse come conventi e monasteri ci fosse l’omosessualità o l’eterosessualità tra monaci e monache. Livelli elevati di corruzione venivano anche combattuti con forza ed alcuni episodi paiono esserne una chiara conferma. Ad esempio Attone vescovo di Vercelli dal 924 in una lettera pastorale interviene scrivendo che “… alcuni sacerdoti sono schiavi della libidine al punto che permettono a sconce prostitute di abitare sotto il loro stesso tetto… Ci fu nel corso del Medioevo una diffusione importante della prostituzione al punto che molte erano al seguito degli eserciti nelle campagne belliche. D’altra parte la sifilide dilagò per oltre due secoli. In quei tempi era una malattia mortale ed assai diffusa in Europa nonostante fosse già chiaro il legame con rapporti sessuali.


3 commenti:

  1. Caro Gabry,
    sono Antonietta Ruggiero, ti inoltro un mio commento cui ancora non hai fatto cenno. Lo so siamo in tanti, ma vorrei vedere almeno un tuo scritto!
    “Sono venuta nel mio studio per leggerti un po’. Chissà che fai in questo momento, forse prepari un altro post sull’amore. Ma che distanza c’è tra te e tutti gli altri uomini! Nessuno scrive cose come le tue. Lavoro nella pubblicità in un centro del napoletano e di blog simili ne leggo 100 al giorno. Tu sei ancora intatto, anche se non di primo pelo. Raccogli tutto ciò che riguarda l’amore, l’eros, la passione e si vede. Anche l’accuratezza delle situazioni. Il tuo blog non è preciso e referenziale. Non usi le tecniche che i nostri esperti adottano per accattivare i navigatori della rete. Stile asciutto, essenziale, che bada solo ad un aspetto: l’amore! Ecco perché lo leggo. Tu non devi imbrigliare nessuno. Di blog costruiti per la pubblicità ne vedo a migliaia. Ti leggo come un diario. Un libro di emozioni. E non da tanto. La foto è vera, telo dico io e tu sei autentico, non sai barare. Osservo quello che dici come se fosse un romanzo, dove accanto a una biologia asettica, ci sono pensieri immortali. Continua, mi piaci. Auguri. Non sono una ragazzina e non faccio complimenti sull’uomo, ma se dovessi incontrarti ne sarei affascinata. Mi fai vibrare con la lettura. Figurati …. Il resto! In bocca al lupo. Antonietta57”


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  2. Salve Gabry,
    Sono Vanna Carrera, scusami, ma con un animo più sereno, posso parlare con te. Complimenti! Credevo fossi un appassionato dell’amore, come il nostro gruppo, invece scopro, per caso, che hai un altro blog sulla Didattica da primo premio. Formidabile, stellare, ho dato una scorsa ad alcuni argomenti e li ho segnalati a delle amiche insegnanti che sono rimaste senza fiato. Premi nobel, studi sul cervello, teorie su 3 cervelli e 9 intelligenze, un vero rompicapo! Ma chi sei in realtà. Davvero uno da prendere con le molle e da conoscere fisicamente da vicino. Ha detto bene Sonia Lunardi che ti conosce da sei mesi, ti descrive intelligente, appassionato, simpatico, almeno è l’opinione corrente tra noi. Sono la più giovane del gruppo, lavoro in un istituto di ricerca e sono a mezzo tra passione e scienza. Tutte vorremmo per davvero conoscerti da vicino, ti ritengono stimolante sotto ogni punto di vista. Per ora, non appena ho dato un esame di specializzazione, ti leggerò parecchio. Poi se si scende al sud ti vogliamo un paio di giorni per noi. Sonia scende a Scalea nel mese di agosto, dove tiene una casa al mare. L’anno scorso dopo averti visto col gruppo era entusiasta della tua conoscenza. Spero che quest’anno tocchi a noi. Vanna69

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  3. Gabry,
    sono Serena Soriente, ho scritto della tua introduzione iniziale al blog sul “Convegno” di Alciati.
    “I baci desiderati e appassionati incontrano le tinte e le atmosfere del dirompente “Il convegno” di Ambrogio Antonio Alciati (1878-1929). Un bacio voluttuoso anche se i corpi dei due amanti non possono stringersi perché separati da un’inferriata. Questo dipinto appartiene al genere della Scapigliatura, e certamente ha subito l’influenza di Tranquillo Cremona, non solo nello stile pittorico, ma anche nel soggetto rappresentato: i due amanti si avvinghiano appassionatamente come l’edera all’inferriata, che la donna, con il braccio proteso verso l’alto, sembra voler superare. Le pennellate sono vibranti e vaporose, intorno a loro domina il verde del giardino. Un capolavoro.”
    Non so se lo hai letto, ma tempo fa riproposi la descrizione, oggi la sento più vibrante che mai. Ho visto che hai inserito dei post su Ambrogio Alciati e Tranquillo Cremona. Mi piaci ogni giorno di più! Serena64


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