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venerdì 12 aprile 2013

Il Medioevo è maschio! (Sabrina Ferilli)












E' un mondo maschilista in cui l'uomo deve proteggere la donna e questa deve sottostare a tutte le richieste del marito.



Nel Medioevo il corpo è il luogo del paradosso: da una parte c'è il cristianesimo che insiste nel mortificarlo, dall'altro c'è l'esaltazione del corpo martoriato di Cristo.
L'umanità cristiana si fonda sul peccato originale, che nel Medioevo diventa il peccato sessuale. 





Sabrina Ferilli - Il ratto della ..... Sabrina!





La vita quotidiana dell'uomo in questo periodo storico oscilla tra la Quaresima e il Carnevale: il primo periodo era caratterizzato dal digiuno, dall'astinenza sessuale e da molti altri divieti tutti dediti a mortificare sempre più il corpo umano come per purificarlo, mentre il Carnevale è tutto l'opposto. Durante la Quaresima tutti i godimenti della carne in primis il sesso vengono repressi fortemente; la Chiesa nel medioevo è fortemente sessuofoba e questo gli permetteva di controllare la popolazione facendo credere che il peccato originale era quello sessuale ed è per questo che la Chiesa istituì dei divieti in ambito sessuale: 





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si poteva fare sesso solo durante il periodo del Carnevale, e l'uomo nei rapporti doveva essere quello attivo, mentre la donna doveva essere estremamente passiva e l'uomo doveva muoversi moderatamente, era vietato fare l'amore nella posizione in cui "lo fanno i cani", era ovviamente vietata la sodomia e l'omosessualità (considerata al pari del cannibalismo) ed era vietato fare sesso durante i periodi di mestruazione della donna (altrimenti la punizione era che il figlio che sarebbe nato sarebbe stato infetto dal morbo della peste nera), la donna non doveva assolutamente ingoiare lo sperma dell'uomo (si credeva che fosse un atto di stregoneria per far in modo che la donna amasse di più il marito) e in caso lo si facesse, la donna doveva scontare una pena composta da 7 anni di digiuno con solo pane e acqua (pena questa usata per molti altri "crimini"); l'uomo non doveva "amare troppo" la sua moglie altrimenti sarebbe stato considerato un adulterio.





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Lo sperma e il sangue venivano visti con una certa ripugnanza perchè erano liquidi corporei. La donna era vista come il peccato originale, era diabolica e malefica ed era considerata impura per il fatto che aveva le mestruazioni e perchè è la causa del peccato originale. La chiesa impone ai fedeli la "giusta copulazione", cioè il matrimonio.
Le radici della repressione sessuale ha origine nel periodo Tardo Antico, in età Romana quindi con Marco Aurelio nel II secolo d.C in cui l'imperatore appoggiava lo stoicismo basato sull'autocontrollo della depravazione delle passioni. Come detto prima, la donna era subordinata all'uomo e per quanto riguarda il corpo, la disfatta era dunque totale. 






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La donna viene considerata debole e vede nell'uomo quanto a lei può conferire forza; la donna non funge neanche da equilibratore sociale, ma è solo un gradino basso di una scala in cui in cima risiede l'Uomo. Il medioevo è maschio, è un mondo maschilista in cui l'uomo deve proteggere la donna e questa deve sottostare a tutte le richieste del marito.
Il grande rifiuto del corpo non comprende solo l'ambito sessuale, ma anche la sregolatezza nel mangiare e nel bere; è vietato infatti per la morale cristiana del medioevo ubriacarsi e abbuffarsi di cibo.
La Chiesa regolamentava veramente tutti gli attimi della vita di una persona come anche il lavoro che veniva giustificato come l'affaticamento necessario per purificare l'anima; era vietato lavorare di domenica e gli altri giorni più una persona lavorava e più voleva dire che doveva liberarsi del peccato originale e solo infliggendosi pene e "morendo di fatica" allora ci si poteva salvare l'animo in paradiso. 






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Le lacrime venivano considerate un dono, e piangere voleva dire riconoscere la presenza di Dio dentro di se.
Non possiamo dire lo stesso per il riso: infatti ridere era severamente vietato soprattutto in ambito monastico; veniva considerato un gesto diabolico e satanico che proveniva dalle viscere e quindi era malvagio e impuro: il corpo era considerato impuro e le parti nobili erano solo il cervello e il cuore. Anche i sogni venivano tenuti sotto controllo, e per quanto riguarda i sogni erotici, c'erano anche qui delle pene da scontare. Sognare era considerato un opera di satana e quindi anche questo veniva il più possibile messo a freno.
I sogni venivano comunque interpretati molto spesso al mercato dove si trovavano i nostri attuali cartomanti.


Vesti intime del  Medioevo
I rappresentanti delle corti altomedievali dei Merovingi e dei Carolingi conoscevano le brache, una specie di indumento intimo vicino al perizoma, oppure un modello lungo di tela o cuoio, fatto aderire alle gambe mediante i lacci intrecciati delle calzature. A contatto con la pelle si portavano camicie di lino finissimo, quasi trasparenti.





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Nel XIII secolo l'ideale femminile di donna era rappresentato da esili fanciulle dalle forme allungate, i capelli lisci e chiari, il corpo snello, in conformità al gusto per la verticalità dello stile gotico, che imponeva questi canoni a tutte le arti decorative, dall'architettura alla scultura. Il 1300 sarà però, anche un secolo nero, funestato da peste, carestie e fermenti religiosi, che insinuarono profondi turbamenti negli animi, quindi la donna doveva dare l'idea di virtuosa, al fine di allontanare dagli uomini eventuali sconvolgimenti del corpo e dell'anima.
Il seno non era considerato assolutamente un richiamo erotico, al contrario invece, del piede e del polpaccio che andavano coperti perchè la loro vista incendiava l'uomo medievale, è per questo che vediamo scollature profonde contrapposte a vesti dai lunghissimi strascichi





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Un'altra parte del corpo femminile, divenuta di grande importanza era il ventre, che doveva mostrarsi prominente, simbolo di fertilità, in un'epoca tanto provata dagli alti tassi di mortalità e dal calo demografico, per questo le donne iniziarono a metterlo in evidenza aumentandone le forme con dei sacchetti imbottiti. Sulla pelle nuda si indossava una camicia finissima, il blanchet, sotto le vesti il sotano e in alcuni casi un busto o casso di ferro e, come succedeva spesso, se la scollatura arrivava fino alla vita, la si mitigava con un tassello di tessuto. Le sarabullias invece, erano antenate dei nostri slip, e venivano indossate solo dalle nobildonne, le popolane era già tanto se avevano un vestito..., si narra però che quest'indumento non fosse molto amato, in quanto si pensava non facesse prendere aria alle parti intime. 





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Per gli uomini, insieme alla camicia a pelle, l'interula, per le gambe si indossavano calzabrache di panno in tinte vivaci, provviste anche di suole, elemento base del guardaroba maschile, provviste di imbottiture se i polpacci erano troppo magri e legate in vita con dei nastri. Successivamente, dal 1370 le calzebrache si evolsero in una specie di collant con cavallo, unito sul dietro da una stringatura e provvisto di sportello sul davanti.


3 commenti:

  1. Caro Gabry,
    sono Antonietta Ruggiero, ti inoltro un mio commento cui ancora non hai fatto cenno. Lo so siamo in tanti, ma vorrei vedere almeno un tuo scritto!
    “Sono venuta nel mio studio per leggerti un po’. Chissà che fai in questo momento, forse prepari un altro post sull’amore. Ma che distanza c’è tra te e tutti gli altri uomini! Nessuno scrive cose come le tue. Lavoro nella pubblicità in un centro del napoletano e di blog simili ne leggo 100 al giorno. Tu sei ancora intatto, anche se non di primo pelo. Raccogli tutto ciò che riguarda l’amore, l’eros, la passione e si vede. Anche l’accuratezza delle situazioni. Il tuo blog non è preciso e referenziale. Non usi le tecniche che i nostri esperti adottano per accattivare i navigatori della rete. Stile asciutto, essenziale, che bada solo ad un aspetto: l’amore! Ecco perché lo leggo. Tu non devi imbrigliare nessuno. Di blog costruiti per la pubblicità ne vedo a migliaia. Ti leggo come un diario. Un libro di emozioni. E non da tanto. La foto è vera, telo dico io e tu sei autentico, non sai barare. Osservo quello che dici come se fosse un romanzo, dove accanto a una biologia asettica, ci sono pensieri immortali. Continua, mi piaci. Auguri. Non sono una ragazzina e non faccio complimenti sull’uomo, ma se dovessi incontrarti ne sarei affascinata. Mi fai vibrare con la lettura. Figurati …. Il resto! In bocca al lupo. Antonietta57”


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  2. Salve Gabry,
    Sono Vanna Carrera, scusami, ma con un animo più sereno, posso parlare con te. Complimenti! Credevo fossi un appassionato dell’amore, come il nostro gruppo, invece scopro, per caso, che hai un altro blog sulla Didattica da primo premio. Formidabile, stellare, ho dato una scorsa ad alcuni argomenti e li ho segnalati a delle amiche insegnanti che sono rimaste senza fiato. Premi nobel, studi sul cervello, teorie su 3 cervelli e 9 intelligenze, un vero rompicapo! Ma chi sei in realtà. Davvero uno da prendere con le molle e da conoscere fisicamente da vicino. Ha detto bene Sonia Lunardi che ti conosce da sei mesi, ti descrive intelligente, appassionato, simpatico, almeno è l’opinione corrente tra noi. Sono la più giovane del gruppo, lavoro in un istituto di ricerca e sono a mezzo tra passione e scienza. Tutte vorremmo per davvero conoscerti da vicino, ti ritengono stimolante sotto ogni punto di vista. Per ora, non appena ho dato un esame di specializzazione, ti leggerò parecchio. Poi se si scende al sud ti vogliamo un paio di giorni per noi. Sonia scende a Scalea nel mese di agosto, dove tiene una casa al mare. L’anno scorso dopo averti visto col gruppo era entusiasta della tua conoscenza. Spero che quest’anno tocchi a noi. Vanna69

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  3. Gabry,
    sono Serena Soriente, ho scritto della tua introduzione iniziale al blog sul “Convegno” di Alciati.
    “I baci desiderati e appassionati incontrano le tinte e le atmosfere del dirompente “Il convegno” di Ambrogio Antonio Alciati (1878-1929). Un bacio voluttuoso anche se i corpi dei due amanti non possono stringersi perché separati da un’inferriata. Questo dipinto appartiene al genere della Scapigliatura, e certamente ha subito l’influenza di Tranquillo Cremona, non solo nello stile pittorico, ma anche nel soggetto rappresentato: i due amanti si avvinghiano appassionatamente come l’edera all’inferriata, che la donna, con il braccio proteso verso l’alto, sembra voler superare. Le pennellate sono vibranti e vaporose, intorno a loro domina il verde del giardino. Un capolavoro.”
    Non so se lo hai letto, ma tempo fa riproposi la descrizione, oggi la sento più vibrante che mai. Ho visto che hai inserito dei post su Ambrogio Alciati e Tranquillo Cremona. Mi piaci ogni giorno di più! Serena64


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