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giovedì 2 maggio 2013

La sessualità dalla preistoria alle prime civiltà (Stefania Sandrelli)




La sessualità dalla preistoria alle prime civiltà



La vita ci rende forti, è vero, ma ci rende anke "impermeabili" a certe emozioni e ci fa abbottonare … Non conoscevo tante sfumature dell amore ... tante sensazioni dimentikate o mai provate ... kose ke pensavo esistessero sl nei film ... invece qnt kose ci xdiamo!  RP



Fin dal periodo paleolitico, siamo nella preistoria dell'umanità, nella figura femminile vengono esaltate le doti sessuali: i seni, i fianchi, le natiche abbondantemente tondeggianti, insomma tutto ciò che naturalmente suscita il desiderio dell'uomo. Già nelle prime rappresentazioni queste caratteristiche fisiche della donna hanno un rilievo primario, abbastanza spesso e volentieri esagerato. Il monte di Venere, il pube, è sempre evidenziato nelle statue e nelle primitive raffigurazioni femminili, a dimostrazione che é proprio questo che stimola l'interesse del maschio. 





Stefania Sandrelli - La chiave del regno!






Sovente nelle stilizzazioni, ad esempio nella Venere di Lespugne, tali tratti fortemente stilizzati si configurano in un triangolo, formato dalla piega del basso ventre e dall'inizio delle cosce. Probabilmente il piacere che provavano di fronte a siffatte rappresentazioni sessuali gli uomini di quella remota e primitiva cultura derivava dal fatto che avevano scarse opportunità di vedersi nudi uno di fronte all' altra, dal momento che si coprivano per difendersi dal freddo. Nell'era glaciale gli uomini uscivano dalle loro caverne solo pochi mesi all'anno per andare a caccia; le donne ancora meno. Pertanto i maschi potevano goderne le sembianze femminili in tutti i suoi particolari solo rarissimamente. Ad ogni buon conto, anche in quel lontano periodo della storia dell'umanità, i rapporti sessuali non furono mai sfrenati brutali. 






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Anzi dai reperti archeologici che ci sono pervenuti - il più antico è senza dubbio un bassorilievo scoperto nella caverna di Laussel, si possono vedere figure di uomo e donna teneramente accoppiati. Da un'incisione su osso rinvenuta in una caverna in territorio francese c'é una delicata scena erotica che conferma come nell'età della pietra il rapporto amoroso fosse del tutto costumato. L'atteggiamento della figura maschile con le mani sollevate pare quasi implorante, con lo sguardo rivolto in alto verso una donna completamente svestita. Non si trova in questa scena alcun segno di brutalità, tanto meno di violenza, ma c'é quasi un'adorazione nei confronti della femmina che in questa antichissima incisione non sembra particolarmente bella ed é fisicamente anche più robusta del suo spasimante. 






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Nasce proprio in questo periodo tanto lontano quella specie di culto per la figura femminile, culto che ritroveremo anche nei secoli più avanti, fino ai tempi vicini ai ostri. Di questa sorta di culto si é voluto da parte di alcuni studiosi, ad esempio l'archeologo francese Reinach e il sociologo scozzese Franz, entrambi nel XIX secolo, attribuire un carattere magico-religioso: in tal senso sono stati interpretati nelle più remote rappresentazioni di genere sessuale il triangolo e le freccette della scena d'amore cosiddetta di Isturitz, dal luogo di ritrovamento. Ogni figura femminile che si portava al collo, magari ricavata su osso o su legno, poteva essere un amuleto cosi come le statuette di Venere dovevano essere intese come simboli di prosperità e fertilità. 






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Ma accanto a queste idealizzazioni le figure femminili che sono state scoperte nella regione della Russia meridionale si trovano vicine a un focolare e questo dimostra che potrebbero essere state concepite come divinità tutelatrici della casa, del fuoco domestico. Quello che colpisce comunque in tali raffigurazioni del paleolitico é che i ritratti di donna sono puntati soprattutto sulle caratteristiche sessuali, e non su quelle della fecondità.
Risale a circa sedicimila anni a. C. una delle prime rappresentazioni della donna intenta a lavorare. 







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Tutta la parte settentrionale di quella che oggigiorno si chiama Europa é in quell'era ricoperta di ghiacci e gli uomini vivono sempre più rintanati o trasmigrano nelle regioni meridionali, e specificamente nella Spagna dove difatti si sono scoperti documenti di vita agreste-famigliare: compaiono figure umane mentre raccolgono il miele e lo depositano in un cesto, aggrappate a una primitiva scala di corda. Ci sono anche figure femminili. Le caratteristiche sono di esseri umani, maschi e femmine, di tipo afroide. Finita l'epoca della grande glaciazione, mitigato il clima in Europa, anche la vita sessuale si trasforma







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L'uomo non si dedica solamente alla caccia ma passa a coltivare la terra, compare il grano che sembra abbia avuto origine in Asia e si sia propagato presto nella zona dell'Alto Nilo. E' a questo punto che gli uomini si rendono conto del concetto di fertilità insito nella donna. Si studiano i cicli naturali, i cicli della luna in modo che, quando si volevano avere figli, ci si atteneva ai periodi favorevoli forniti dai segni celesti. La fertilità si coniuga con il sesso. Dalle testimonianze che si hanno nel periodo di diffusione dell'agricoltura le donne assumono un ruolo via via più importante nella vita quotidiana.







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La donna non era solo impegnata nell'opera dei campi; in quell'epoca, in cui gli uomini smisero i vestiti di pelli e cominciavano a indossare capi di lana, ecco che si scopri il fuso, al quale si dedico la donna. Di conseguenza la figura femminile venne ad assumere un ruolo rilevante nell'economia della conduzione della casa. Ed é proprio li che si instaura una sorta di ius maternum. All'origine gli uomini vivevano in promiscuità sessuale. Cosi nessuno poteva sapere chi fosse il padre di un bambino. Con l`affermarsi dell'attività della donna in campagna o in casa, ogni figura femminile veniva tenuta in grande considerazione. 





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Venne la famiglia monogama, in cui il padre diventava il padrone assoluto della comunità con diritto di vita e di morte: era il principio della patria potestà. Tale principio lo ritroviamo in età moderna, anche in America tra le popolazioni Irochesi. Circa i rapporti sessuali, essi avvenivano - secondo taluni studiosi tra i più accreditati - secondo una gradualità di relazioni valide sia tra i popoli primitivi, sia tra le tribù "selvagge" ancora superstiti fino a un secolo e mezzo fa. Ognuna delle tribù era divisa in gruppi, ogni uomo poteva scegliere una donna appartenente a un gruppo diverso dal proprio. La coppia viveva in comunità, anche dopo la procreazione di figli. 






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Solo quando i due si rendevano economicamente indipendenti si costituiva il gruppo famigliare in cui 'uomo aveva ogni diritto di proprietà con la donna che cadeva anche sessualmente sotto il dominio del maschio fino alla sua morte. Scendendo nei millenni troviamo nell'antica Cina ancora situazioni di promiscuità. Non esiste colà un matrimonio come l'intendiamo noi. Quando le ragazze compivano vent'anni e gli uomini trenta dovevano unirsi. Per il contadino esiste solo un'associazione tra uomo e donna. Il matrimonio come tale c'é soltanto nelle classi più elevate. Dobbiamo arrivare in Egitto per constatare che il popolo riesce ad ottenere questo diritto attorno al 2000 a. C. quando con quella che viene definita la rivoluzione sociale ha il diritto di possedere case e terreni. 






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Diverso quel che avviene in Mesopotamia, dove i più poveri non godono con il matrimonio di alcun vantaggio.  Solo i ceti agiati potevano passare da un matrimonio all'altro, trasferendo patrimoni ereditari. Si capisce pertanto come la plebe non potesse proprio che vivere in monogamia, non avendo ricchezze da trasmettere passando da un'unione all'altra. Era rigorosamente punito l'aborto dal momento che i sovrani avevano bisogno di uomini per le loro guerre. Cosi si da il caso che in Mesopotamia venivano protette le nascite e si incentivavano anche le classi più deboli. Previsti i lavori forzati per chiunque provocasse anche incidentalmente un aborto. 



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1 commento:

  1. Ciao Gabry,
    sono Adele Rossi, iscritta da poco e rispondo al tuo post “Perché le donne tradiscono?” del 25 apr u.s. Nel forum la russa Domitilla consiglia di schiacciare il capo a donne che tradiscono marito e amante! Non sono d’accordo! E’ tempo di imitarle dopo secoli di soprusi maschili. Anche se spregiudicate e un po’ puttane, fanno pagare agli uomini quello che hanno dispensato per lungo tempo a noi donne. La cosa che non mando giù, però, è il suo comportamento con un uomo innamorato! Perché solo un uomo innamorato, libero e da lei scelto, poteva sopportare tanta mostruosità. Doveva infierire con i mascalzoni sposati che cercano vittime giovani e indifese. Ma non credo che lei abbia il mio stesso senso combattivo e di rivolta. Una che si tiene il marito, dopo una storia di 10 anni, che lei definisce grande amore, è solo una grande stronza! Certamente il marito le serve per il suo perbenismo e forse per i suoi soldi. Deve essere una che ha solo smania di seduzione e protagonismo. Oppure una prostituta d’alto borgo, che sfrutta gli uomini in cambio di favori. Certo che se dovessi infierire contro un uomo che amo, non mi comporterei così. Lo farei solo con gli stronzi e quelli che si danno tutte quelle fottute arie! Restano a suo carico 10 lunghi anni con lo stesso uomo. Ma parlare di grande amore non sta ne in cielo ne in terra. Chi ama si mette in gioco, perde la testa, non si fa sfuggire il Grande Amore! Più che una donna innamorata sembra una Mata Hari, una che sale e scende dall Orient Express pronta e disponibile con tutti ma a tradire tutti, il marito per primo e poi tutti gli altri. Ma ha dei figli, una famiglia regolare o vive sotto copertura? Vorrei altri particolari, ma solo per dare corpo alla mia ipotesi di Gran Puttana! Una che tradisce il marito senza cercare le basi dell’amore, tradisce solo per il gusto di tradire. Amore, che poi dice di aver trovato, ma tradisce anche quello. Tali comportamenti mi ricordano tanto Madame Bovary e lei sembra solo una “Serpe nel seno”. Sono femminista e detesto gli uomini di cacca, ma che io possa sprofondare, se questo non è un comportamento di una Donna di Merda di una lontana Prima Repubblica! Adele 67

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