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domenica 2 settembre 2012

“Cortigiane, vil razza dannata!”







 Cortigiane, vil razza dannata!”


La pubblicazione del romanzo di Loretta Chase, Sentimento veneziano, (Your Scandalous Ways) dove la protagonista, Francesca Cordier, è una cortigiana, mi ha fatto venire voglia di indagare sulla vita delle donne che fra Sette e Ottocento si dedicavano alla 'professione più vecchia del mondo', facendolo però con classe e conducendo stili di vita piuttosto agiati e che spesso erano molto meno 'reiette' di quanto si possa credere. Nel romanzo della Chase, poi, Francesca è una cortigiana a Venezia, città certamente più libera e dalla mentalità più aperta di quanto potesse avvenire in altri parti di Europa e in particolare in Inghilterra.



Una cortigiana



Ma prima di scoprire come vivevano le cortigiane all'epoca del romanzo della Chase, dobbiamo andare indietro di due secoli. Sembra infatti che il termine 'cortigiana' risalga al 1540 ed è chiaro che derivi dalla parola 'corte'. Era infatti alla corte di qualche signore del Rinascimento che le cortigiane vivevano, concedendo i loro favori non solo al signore del castello ma anche ai ricchi nobili che lo frequentavano. Le cortigiane erano quindi spesso donne affascinanti , eleganti e ben istruite, che sapevano parlare diverse lingue ed erano avvezze alle buone conversazioni e ai codici di comportamento dell'alta società. Da un certo punto di vista esse erano l'equivalente occidentale delle geishe giapponesi : donne certamente più affascinanti rispetto alle comuni prostitute, che vendevano le loro grazie al miglior offerente del quale diventavano spesso le amanti fisse, facendosi regalare case, vestiti e gioielli in cambio di prestazioni sessuali ma sopprattutto di compagnia. Non sempre l'amante di turno era l'unico 


Alessandro Magnasco - La cioccolata, vita dissoluta nei monasteri
  


favorito ed era piuttosto usuale per queste donne avere più di un amante. Inoltre, le cortigiane uscivano spesso in società in compagnia dei loro protettori, accompagnandoli nelle funzioni sociali e arrivando, a volte, a prendere il posto delle loro legittime consorti.
Il sito Venezia.net è a questo proposito una miniera di informazioni, che prendo volentieri a prestito...
In una città cosmopolita come Venezia, dove gli stranieri andavano e venivano in continuazione, il fenomeno delle cortigiane era ben tollerato e a volte addirittura incentivato. Secondo un censimento del 1509 se ne contavano 11.164. Oltre al commercio delle spezie orientali, del sale e delle stoffe, un capitolo molto importante dell'economia veneziana era costituito da ciò che oggi chiameremmo turismo. Per attrarre questa clientela, la Serenissima si era accaparrata un gran numero di reliquie preziose. Ma siccome gli uomini d'affari e i pellegrini non vivevano di puro spirito, la prostituzione fioriva.



Vittore Carpaccio - Due cortigiane



IL QUARTIERE DELLE CORTIGIANE
Dalla prima metà del '300, le cortigiane erano obbligate ad abitare in un quartiere vicino a Rialto chiamato "il Castelletto". Oltre che al "Castelletto" le meretrici avevano dimora anche dalle parti di San Cassiano ed esattamente nelle case di proprietà della nobile e antica famiglia Trapani, in veneziano Ca’ (casa) Rampani, ora chiamata zona delle carampane, nomignolo che a Venezia per lungo tempo è stato sinonimo di vecchia prostituta. Il Rio terà delle Carampane arrivava fino al ponte delle Tette. Da sopra questo ponte le cortigiane si affacciavano con i seni scoperti per allettare i passanti. A volte le si intavedeva alla finestra anche completamente nude a mostrare le loro grazie.
Era, si dice, un'imposizione fatta dal governo per "distogliere gli uomini dal peccare contro natura". Il problema dell’omosessualità era molto sentito a Venezia soprattutto nel '500. L'omosessualità era così diffusa nella Venezia del Cinquecento, da indurre le prostitute, nel 1511, a inviare una supplica all'allora patriarca Antonio Contarini affinchè facesse qualcosa in merito, perchè sembra non avessero più clienti. Forse la vera ragione della loro crisi economica era però un'altra: che erano troppe! Comunque ogni venerdì si raccoglieva il collegio dei deputati per decidere la sorte dei colpevoli di sodomia. Gli omosessuali venivano impiccati nelle due colonne della piazzetta di S. Marco e poi bruciati.



Vestiti di cortigiane


REGOLE PER LE CORTIGIANE
Attività e comportamenti delle cortigiane erano minuziosamente regolati dalla Repubblica di Venezia. Fu loro interdetto di uscire a "corsi" (ponti di barche organizzati in occasione di festività) diversi da quello del Rio della Sensa a Sant'Alvise, che divenne perciò senz'altro il "corso delle cortigiane", frequentatissimo. Alla sera, dopo la terza campana, le meretrici dovevano rientrare a casa pena una multa e 10 frustate. 15 frustate era, invece, la pena per chi avvicinava uomini nel periodo di Natale, della Pasqua e altri giorni sacri. Non potevano frequentare le osterie e potevano girare per Venezia solo di sabato.

COME VESTIVANO
Quelle di basso rango non avevano un vestiario uniforme perché «l’iniqualità della fortuna fa che non tutte vanno pompose allo stesso modo». Portavano abiti tendenti «piuttosto al virile», come giubboni di tela, camicie e braghe da uomo. Mentre quelle definite 'cortigiane oneste' vestivano pompose gonne lunghe di raso ed erano spesso seguite da uno stuolo di paggetti. In ogni casa c'era la "matrona", la direttrice, che controllava tutto anche la contabilità e il pagamento delle tasse.



Veronica Franco



DUE CATEGORIE DI CORTIGIANE
C'erano due categorie di cortigiane: quelle di basso rango che vivevano in casa malsane e che erano frequentate dal popolino e quelle d'alto rango. Queste cortigiane erano invidiate soprattutto dalle nobildonne, schiave di mille regole, per la libertà che esse godevano e per le importanti amicizie che potevano assicurarsi. I loro abiti erano elegantissimi, famose erano le loro chiome biondo-rossastro, il famoso rosso Tiziano, spesso e volentieri potevano pure dimenticarsi di sfoggiare i fazzoletti da collo gialli imposti dal Consiglio dei Dieci perché tra i loro frequentatori non mancano alti magistrati della Repubblica.


Paul Delvaux - Le cortigiane




VERONICA FRANCO
Una delle cortigiane più famose nella storia, divenuta vera e propria eroina del '500, fu Veronica Franco, veneziana di nascita borghese, famosa anche per i suoi sonetti e la sua poesia. Tra i suoi corteggiatori contò Marco Venier (di antica e potente famiglia) e a un certo punto della sua carriera sfidò a un duello all'arma bianca l'anonimo autore di certe poesie nelle quali veniva pesantemente insultata per poi, una volta scoperto l'autore delle offese, dedicargli duecentotto versi che iniziavano con un'ammonizione che riprende una norma precisa del galateo cortese: "di ardito cavalier non è prodezza" colpire una donna. Nel 1574 Veronica ricevette nel suo salotto, in un incontro coperto dal massimo riserbo che tuttavia - o forse proprio per questo - destò il massimo scalpore, Enrico di Valois, figlio di Caterina de' Medici in procinto di ricevere la corona di Francia: Enrico ripartì da Venezia con un ritratto in smalto della bella ospite, che lo ringraziò delle attenzioni ricevute nel modo che le era più congeniale, cioè dedicandogli due sonetti.
Alla metà del XVI° secolo il numero di queste cortigiane a Venezia ammontava al 10% di tutta la popolazione.
La grande città sull'acqua era nota per la sua indipendenza e i suoi costumi rilassati. Anche gli inquisitori, scelti dal Senato, cercavano di pacificare piuttosto di incitare alla rigidità i dignitari della Chiesa


Cortigiane celebri - Romanzo
  



cattolica; per questo era molto più facile essere cortigiana a Venezia che nel resto d' Europa. Questo non significa che i governanti veneziani non prestassero attenzione alla pubblica morale, ma essi cercavano di tenere sotto controllo il fenomeno senza abusare del loro potere e senza equiparare le cortigiane al diavolo o al peccato. In generale vigeva a Venezia un clima di tolleranza, anche perchè era ben chiaro alle autorità quanto bene potessero fare queste donne alla città. La prostituzione era un'attività dagli alti profitti. Le cortigiane ricevevano i compensi per le loro prestazioni da clienti spesso forestieri e depositavano il denaro nelle banche locali a favore dell' intera economia cittadina.
A differenza delle prostitute di basso rango, le cosiddette 'cortigiane oneste'' potevano vantare uno stile di vita altolocato e avevano cultura e buone maniere. Esse venivano mantenute da uno o più ricchi protettori, solitamente uomini dell'alta società, e godevano di grande indipendenza e libertà di spostamento. Sapevano come comportarsi in società, fare buona conversazione e a volte erano molto colte e dotate di talento letterario.
Grazie agli splendidi regali ricevuti dai loro clienti , le cosiddette 'prostitute oneste' potevano permettersi spesso case calde ed eleganti e a volte erano anche proprietarie di interi palazzi e vivevano nel lusso, organizzando, come principesse, feste ed intrattenimenti giornalieri.
Il mestiere della cortigiana era tanto redditizio che c'erano madri disposte a pagare molti soldi per l'educazione delle figlie, nella speranza di vederle entrare nelle grazie di qualche nobile.
Le 'cortigiane oneste' spendevano molto tempo nella cura del loro corpo (in questo non erano molto diverse dalle signore dell'alta società). Secondo alcuni scrittori dell'epoca le cortigiane spesso vestivano


Virgilia Oldoini, Contessa di Castiglione
  

persino meglio delle nobili e a volte il loro abbigliamento era tanto simile a quello di quest'ultime che era difficile poter distinguere a occhio nudo le une dalle altre.
Uno scrittore inglese che si trovò a passare per Venezia descrisse così le donne che aveva visto in città:
I capelli chiari delle dame veneziane sono acconciati in trecce spesse che creano delle specie di corna sulla loro testa; sul dietro scende un velo nero, che non copre nè i capelli nè le spalle, nè i seni, che rimangono scoperti quasi fino al ventre. Le donne sembrano essere più alte degli uomini perchè indossano scarpe con zeppe molto alte (50 cm), ragione per cui due servitori accompagnano la loro padrona: uno al quale la signora può appoggiarsi e l'altro per portarle lo strascico. Donne giovani e meno giovani si muovono ondeggiando e mostrano i loro seni nudi a chiunque le incontri.
La 'giornata di lavoro' delle cortigiane iniziava con una passeggiata in compagnia dei loro amanti, i quali facevano alle loro belle innumerevoli doni. Il divertimento continuava poi nelle case delle stesse cortigiane , spesso trasformate in popolari salotti di ricevimento, in cui si raccoglieva l'elite cittadina. I salotti di famose cortigiane come Imperia, Clarice detta Matrema-non-vuole, Tullia d’Aragona, Gaspara Stampa e Veronica Franco erano frequentati da artisti e poeti di fama, membri dell'autorità locale e nobili stranieri. Ad eccezione dei nobili forestieri , che erano invitati in speciali budoir, tutti gli altri si radunavano in sale comuni. Per pungolare la gelosia dei loro amanti, a volte le cortigiane si ritiravano per un po' di tempo nella loro stanza da letto con uno dei loro ospiti. Nei salotti di livello più alto si conversava di letteratura, poesia e arte. Imperia leggeva libri in latino e componeva versi. Matrema-non-vuole era così abile nell'arte della conversazione da essere paragonata a Cicerone e consoceva tutto Petrarca e Boccaccio e molti versi latini a memoria. Gaspara Stampa and Veronica Franco erano considerate poetesse di talento. Diversi frequentatori di questi salotti erano insigni letterati dell'epoca che lasciarono diverse menzioni sulle cortigiane nelle loro opere.



Liane de Pougy (La Regina dei Piaceri)
Anne-Marie Chassaigne
nasce in Bretagna nel 1870 in una famiglia borghese di provincia, puritana e virtuosa. La sua vita era iniziata in modo così banale che niente lasciava prevedere quello che ne avrebbe fatto. Fu componente di "le Grand Trois", un trio di cortigiane famose che comprendeva Emilienne d’Alençon e La Belle Otero.



A quell'epoca i festeggiamenti pubblici non erano molti, ed erano solitamente il carnevale, alcune feste religiose o feste private in onore di qualche membro dell'alta società. Per questo, molti uomini che avevano una certa cultura e si annoiavano a passare le serate in famiglia in compagnia di mogli poco avvezze alla conversazione, venivano attirati dai salotti delle cortigiane dove potevano divertirsi e intrattenere conversazioni interessanti.
Ciononostante, la vita di queste donne 'libere' ante litteram non era sempre rosa e fiori. A causa del loro lavoro esse erano spesso colpite da una delle più letali malattie dell'epoca, la sifilide, che a loro volta contribuivano a diffondere. A differenza delle malate ricche e rispetatte, che potevano decidere di farsi curare da luminari della medicina o lasciare l'alta società per ritirarsi da sguardi indiscreti nei loro lussuosi palazzi, le prostitute che si ammalavano erano condannate ad essere messe completamente al bando dalla vita sociale, a perdere tutti i clienti e ad essere abbandonate da tutti alla più cupa disperazione. Prima di cadere in questa condizione, molte di loro cercavano di nascondere i segni della malattia per continuare ad esercitare la loro arte. Non potendo rivolgersi ai dottori ( per evitare che il loro segreto fosse rivelato), esse erano spesso costrette a chiedere aiuto a vari ciarlatani che offrivono loro cure pseudo magiche . E anche se nel 1530 la malattia attenuò in parte la sua diffusione, molte cortigiane continuarono a esserne colpite e a soffrirne le tristissime conseguenze, truffate dai ciarlatani e dimenticate dai loro amanti.






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