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sabato 31 agosto 2013

Masters e Johnson, la rivoluzione sessuale








Masters e Johnson e la rivoluzione sessuale







Se oggi parliamo con disinvoltura di disfunzioni sessuali, di clitoride e di orgasmi, è solo grazie al lavoro di William Masters e Virginia Johnson.







Virginia Johnson è venuta a mancare lo scorso 25 luglio, all’età di 88 anni: era considerata una delle scienziate più influenti del secolo scorso, in quanto fu la prima donna ad interessarsi di sessuologia a livello scientifico, insieme al marito e collega William Masters. I due studiosi crearono infatti le basi su cui poté nascere la “rivoluzione sessuale” negli anni sessanta, cioè quell’evento socio-culturale che riuscì a modificare le abitudini sessuali in tutto il mondo occidentale. 







William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








Prima di loro si era distinto nella ricerca sessuologica solo il lavoro di Alfred Kinsey, svolto negli anni Trenta e Quaranta. Kinsey, per studiare la sessualità, si era servito solo di questionari, mentre Masters e Johnson fecero un salto di qualità, studiando l’attività sessuale in situazioni di laboratorio, attraverso l’uso di strumenti tecnologici per misurare le reazioni fisiologiche durante l’orgasmo. I dati sulla sessualità non venivano più dunque semplicemente riferiti dagli interessati, ma essi venivano studiati attraverso l’osservazione diretta, nel coito e nell’autoerotismo (circa 10.000 osservazioni cliniche della fase orgasmica, su 382 donne e 312 uomini fra i 18 e gli 89 anni). Attraverso un poligrafo venivano registrati numerosi dati, come il battito cardiaco, l’attività cerebrale e il metabolismo. 







William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale







Vennero anche creati strumenti tecnologici ad hoc per compiere le ricerche, come nel caso del fallo mobile in plexiglas con telecamera incorporata, chiamato “Ulisse”. Queste loro ricerche durarono in tutto circa 11 anni. Se Kinsey aveva dunque turbato i suoi lettori raccontando che anche le donne si masturbavano, Masters e Johnson stupirono i loro, spiegando che il livello massimo di eccitazione sessuale femminile lo si raggiunge durante la masturbazione e non durante il coito, dal momento che l’organo principale del piacere nella donna è il clitoride e non la vagina (anche se la vagina è un organo sensibile che risponde alla stimolazione sessuale e che, insieme al clitoride, consente la risposta sessuale femminile). I due studiosi spiegarono che “la femmina umana spesso non è soddisfatta di una sola esperienza orgasmica negli episodi di auto manipolazione del clitoride. 







William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale







Se non vi è una tensione psicosociale che viene a reprimere l’eccitazione sessuale, molte donne mature possono godere di tre, quattro esperienze orgasmiche, prima di raggiungere un apparente senso di appagamento”. La sessualità femminile dunque, in seguito a queste osservazioni, risultava essere, per le potenzialità orgasmiche e la complessità degli organi interessati al piacere, superiore o quanto meno uguale a quella maschile. Questo concetto fu utilizzato dalle femministe per rivendicare il loro diritto alla sessualità e al piacere sessuale. (Peraltro, la stessa definizione di risposta sessuale “umana” implicava un riconoscimento di parità fra i generi). Nella terapia sessuale, Masters e Johnson enfatizzarono il possibile trattamento dei sintomi, superando così la visione freudiana, teorica e clinica, che riteneva i disturbi sessuali come una conseguenza di uno sviluppo psicosessuale problematico. 







Virginia Johnson, icona della rivoluzione sessuale








I due sessuologi non avevano la stessa formazione di base. Masters infatti era un ginecologo (si interessava di terapia ormonale sostitutiva nelle donne in post menopausa) presso la Washington University, a St Louis, mentre la Johnson non aveva titoli accademici, ma solo intelligenza, spigliatezza e buona volontà. William Masters aveva iniziato i suoi studi sull’attività sessuale negli anni cinquanta, osservando il comportamento di persone (uomini e donne) dedite alla prostituzione. Il suo interesse nasceva dal fatto che la funzione sessuale era all’epoca l’unica a non essere stata ancora studiata. 








William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








Ad un certo punto però il Dottor Masters sentì l’esigenza di avere una collaboratrice donna per continuare le sue ricerche (anche a causa di una sua introversione, che non gli permetteva di relazionarsi positivamente con le persone che intendeva studiare). Nel 1957 la sua scelta cadde su Virginia Johnsonquando egli la assunse come assistente di ricerca presso il Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell'Università di Washington a St. Louis. Virginia lo colpì per la sua intelligenza, maturità ed estroversione. La Johnson, quando incontrò Masters, si era appena iscritta alla facoltà di sociologia ed era pluridivorziata (aveva sposato un politico del Missouri, matrimonio che durò due giorni, poi un avvocato più anziano di lei ed infine, nel periodo 1950-1956, George Virgil Johnson, da cui prese il cognome, un musicista dal quale ebbe due figli). In passato la Johnson era stata pianista e cantante di musica Country, con il vero nome di Virginia Eshelman, o con il nome d’arte di Virginia Gibson. Da collaboratrice, nel senso di segretaria, in poco tempo la Johnson divenne Collaboratrice scientifica del Dr. Masters e poi sua moglie (nel 1971). 








William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








La leggenda vuole che i due abbiano fatto sesso insieme, subito dopo aver iniziato la collaborazione, su richiesta di lui, “per comprendere meglio tutto quello che poi avrebbero appreso durante l’osservazione”. L’esperienza sessuale, secondo la ricerca di Masters e Johnson, consta di 4 fasi: fase di eccitazione, fase di plateau, orgasmo e risoluzione; questi risultati cominciarono ad essere pubblicati su riviste scientifiche nella metà degli anni Sessanta, ma la notorietà arrivò con il libro “La risposta sessuale umana” (1966), scritto in freddo linguaggio medico e pubblicizzato solamente fra gli addetti ai lavori, ma che divenne subito un best seller, vendendo più di 500.000 copie in pochi mesi. Nel 1970 i due ricercatori pubblicarono un secondo libro: “Inadeguatezza sessuale umana” in cui si occupavano di disfunzioni sessuali, maschili e femminili (in particolare l’eiaculazione precoce e la disfunzione erettile nell’uomo e l’anorgasmia nelle donne), creando così le basi per la moderna scienza sessuologica. 








William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








Il merito principale di queste ricerche è stato indubbiamente quello di rendere l’aspetto fisico della sessualità un argomento di studio, di cui si poteva parlare apertamente; il secondo merito è stato quello di aver approfondito la conoscenza della sessualità femminile, dimostrando che anche le donne hanno desiderio e eccitazione sessuale ribaltando completamente la concezione freudiana, per cui non aveva fondamento scientifico la visione dell’orgasmo clitorideo come “immaturo” rispetto a quello vaginale, che era invece quello “normale”. Il lavoro dei due sessuologi è stato anche molto criticato, specialmente quando la coppia rivolse le sue osservazioni alla sessualità omosessuale e alle relative terapie messe a punto nel periodo 1968-1977 presso il Masters and Johnson Institute, di cui erano fondatori e co-direttori. 








William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








I due sessuologi definirono infatti un programma per rendere eterosessuali dei soggetti omosessuali (strano, ma vero, la famigerata “terapia di conversione” l’hanno inventata loro!) Queste teorie furono pubblicate nel libro Omosessualità in prospettiva, un libro criticato sia dal punto di vista etico che clinico. A questo flop ne seguì un altro: il libro di Masters e Johnson sull’epidemia di AIDS, di cui si sapeva ancora pochissimo, Crisi: Comportamento eterosessuale al tempo dell’AIDS (1988) fu giudicato inaccurato ed eccessivamente allarmista. A questo punto la comunità medica sembrò rivoltarsi contro i due pionieri della sessuologia e, di conseguenza, anche i pazienti cominciarono a diminuire, mettendo in crisi il Masters and Johnson Institute ed anche la loro vita di coppia. 








William Masters e Virginia Johnson, icone della rivoluzione sessuale








Il loro matrimonio terminò infatti nel 1992, quando Masters decise di lasciare Virginia per sposare una vedova che lui, a seguito di un flirt estivo avvenuto nel 1938, considerava l’unico vero amore della sua vita. Altre ricostruzioni dicono che la Johnson fosse stanca di pensare sempre al lavoro e che, al contrario del marito, preferisse godersi la famiglia e il tempo libero. I due rimasero sempre in buoni rapporti e continuarono a collaborare insieme, ma la loro separazione fu sicuramente clamorosa: dopo aver condotto personalmente terapie di coppia a tantissime coppie con problemi sessuali, dopo aver formato schiere di terapeuti della coppia, ora anche Masters e Johnson si separavano… 








William Masters e Virginia Johnson, il film inchiesta








Come dichiararono in un’intervista, i due sessuologi si divertirono molto al pensiero che la gente potesse pensare che loro stessi avessero avuto un problema sessuale. Il Masters and Johnson Institute fu chiuso (1994), e Virginia Johnson si mise in proprio nel Virginia Johnson Masters Learning Center a Creve Coeur, nel Missouri, nel quale continuò a studiare le disfunzioni sessuali. William Masters morì nel 2001, a 85 anni dopo essersi ammalato di Parkinson. La coppia ha avuto anche due figli (uno dei quali è stato recentemente protagonista di uno squallido fatto di cronaca). A parte le luci e le ombre su questi due scienziati, di una cosa possiamo essere comunque certi: se oggi parliamo con disinvoltura di disfunzioni sessuali, di clitoride e di orgasmi, è solo grazie al lavoro di William Masters e Virginia Johnson. In America, a Settembre, verrà trasmesso un film special sulla più famosa coppia di sessuologi del mondo, dal titolo “Master of sex“: speriamo di poterlo vedere presto anche in Italia.




William Masters e Virginia Johnson, il film inchiesta


mercoledì 28 agosto 2013

L’ ”eiaculazione femminile” !









L’orgasmo è diverso da donna a donna, al punto che alcune eiaculano anche loro! La scoperta di un nuovo punto G. La sessualità delle donne è "entrata in laboratorio" gli scienziati cercano di capire come mai sia cosi diversa da quella maschile.




Secondo molti fisiologi è stata la scoperta anatomica più importante dal XXVII secolo a oggi. Le dimensioni e la morfologia esatta della clitoride erano rimaste ignote alla medicina fino all'anno scorso. Dopo quella sorprendente scoperta (la clitoride si estende per circa 10 cm all'interno del corpo e abbraccia anche la vagina) la fisiologia della sessualità femminile è entrata in laboratorio. 






Orgasmi maturi !







Con le tecniche più moderne (risonanza magnetica per valutare la posizione degli organi, ecodoppler per verificare il grado di irrorazione sanguigna, fotopletismografia per misurare lo spessore dei tessuti), i genitali femminili "in attività" vengono oggi studiati in Europa, Usa e Australia. E ci sono già i primi risultati.


Differenze dentro
"Finora si pensava che il meccanismo fisiologico che guida l'eccitazione e l'orgasmo femminili fosse identico a quello del maschio. 







Orgasmi maturi !







Tant'è vero che il calo del desiderio nella donna viene ancora curato gli stessi farmaci usati per gli uomini. Ora si sta scoprendo che non è così" spiega il sessuologo Rolando Noseda. Alcuni ricercatori australiani dell'università del New England, per esempio, hanno misurato la concentrazione nel sangue di alcuni ormoni in uomini e donne impegnati nella visione di un film erotico. Risultato: le pulsazioni cardiache aumentavano in entrambi i sessi a mano a mano che l'eccitazione saliva, ma nel sangue delle donne circolava più noradrenalina rispetto agli uomini







Orgasmi maturi !







Un'équipe dell'università di Essen, in Germania, si è invece occupata di misurare il livello sanguigno di prolattina durante la masturbazione: la concentrazione di questo ormone saliva molto nelle donne al momento dell'orgasmo. Ancora più sorprendenti le scoperte di Willibrord Schultz, dell'università di Groningen (Olanda), che ha esaminato con il metodo della risonanza magnetica i genitali interni di donne sessualmente eccitate: a mano a mano che l'eccitazione aumenta, la parete vaginale anteriore si "stira", allungandosi di circa 1 cm, l'utero modifica la sua posizione, alzandosi mentre la vescica si riempie. E tutto questo prima della penetrazione







Orgasmi maturi !







Piacere doppio
"Molti aspetti dell'eccitazione femminile rimangono però da studiare. Ancora oggi, per esempio, non si conosce la composizione chimica del liquido che provoca la lubrificazione della vagina, indispensabile perché la penetrazione sia piacevole. Si pensa che, a causa del riempimento dei vasi sanguigni per l'eccitazione, esso trasudi dai tessuti circostanti fino alla vagina. Forse proviene dalle ghiandole del Bartolino, molto ramificate, che però non sboccano direttamente nel canale vaginale" aggiunge Noseda. 







Orgasmi maturi !







Inoltre solo ora si sta studiando la funzione dell'intrico di fasci nervosi che circondano la clitoride (oltre 8 mila terminazioni, il doppio di quelle che gli uomini hanno sul pene). Sono loro ad accumulare, come una molla sotto carica, il piacere femminile, fino a scaricarsi tutti insieme nell'orgasmo. E anche questo fenomeno avviene in modo diverso rispetto agli uomini: le donne non hanno mai quella sensazione "di inevitabilità" che precede l'orgasmo maschile e dura poche frazioni di secondo. Insomma, il colmo del piacere femminile può essere "revocato" fino all'ultimo momento, se la donna lo desidera o se qualcosa la distrae. 







Orgasmi maturi !







"Alcuni ricercatori statunitensi affermano perfino di aver trovato un altro "punto sensibile" della vagina, che hanno chiamato Punto A. Si troverebbe nella parte superiore, a 2-3 centimetri dalla cervice uterina, nella parete anteriore, e verrebbe stimolato in caso di penetrazione da tergo". Il famoso Punto G si trova invece più in basso e la sua sensibilità è stata spiegata con la recente scoperta della presenza del bulbo della clitoride lì vicino" prosegue il sessuologo.







Orgasmi maturi !







Eiacula anche lei, a volte
Studiare la sessualità femminile, del resto, non è semplice: le donne sono tutte diverse anche dal punto di vista anatomico. La distribuzione del tessuto erettile (corpi cavernosi della clitoride e delle piccole labbra), la presenza o meno delle ghiandole di Skene (responsabili della cosiddetta eiaculazione femminile) variano da donna a donna. Non a caso si calcola che solo una metà delle donne sia in grado di raggiungere l'orgasmo durante la penetrazione







Orgasmi maturi !







Un 20 - 25% delle rimanenti riesce a provare piacere solo con la masturbazione. Mentre il 15-20% sa fare molto meglio: è cioè "multiorgasmica" (può avere orgasmi uno dietro l'altro). E appena il 5-7% è in grado di avere la cosiddetta "eiaculazione femminile": l'emissione dall'uretra di un liquido denso chimicamente simile allo sperma (ma privo di spermatozoi).


Piaceri "recenti"
"Una simile variabilità si può spiegare ipotizzando che l'orgasmo femminile non sia antico quanto quello maschile (oltretutto non è indispensabile alla riproduzione), ma che si sia affermato nell'evoluzione piuttosto di recente, con la nascita di gruppi umani organizzati, tre milioni di anni fa. 







Orgasmi maturi !







E forse e servito a rendere più stabile il legame di coppia. Insomma, è come se il carattere "orgasmo femminile" non si fosse ancora del tutto affermato nel patrimonio genetico delle donne, e l'evoluzione stesse facendo delle "prove'' ipotizza il sessuologo Emmanuele Jannini. Una teoria che potrebbe spiegare perché per la donna sia molto più difficile raggiungere il piacere: secondo i calcoli dei sessuologi le sono necessari, in media, 14 minuti di eccitazione, contro gli appena 2 degli uomini.




Orgasmi maturi !

martedì 27 agosto 2013

Matilde di Canossa: donna passionale, carnale e spirituale







Matilde di Canossa: donna passionale, carnale e spirituale 






“ La Gran Contessa inviò migliaia di armati al confine della Longobardia a prendere il Duca, lo accolse con onori, organizzò una festa nuziale di 120 giorni con un apparato di fronte al quale sarebbe impallidito qualunque sovrano medioevale. Cosma di Praga, autore del Chronicon Boemorum, riporta che dopo il matrimonio, per due notti, il duca aveva rifiutato il letto nuziale ed il terzo giorno Matilde si presentò nuda su una tavola preparata ad hoc su alcuni cavalletti dicendogli “Tutto è davanti a te e non v'è luogo dove si possa celare maleficio”. Ma il Duca rimase interdetto; Matilde, indignata, lo assalì a suon di ceffoni e sputandogli addosso lo cacciò con queste parole: Vattene di qua, mostro, non inquinare il regno nostro, più vile sei di un verme, più vile di un'alga marcia, se domani ti mostrerai, d'una mala morte morirai.... “






La Grancontessa Matilde di Canossa, o Mathilde, o Matilde di Toscana; Mantova, marzo 1046 – Bondeno di Roncore, 24 luglio 1115), fu contessa, duchessa, marchesa e regina medievale. Matilde fu una potente feudataria ed ardente sostenitrice del Papato nella lotta per le investiture; donna di assoluto primo piano per quanto all'epoca le donne fossero considerate di rango inferiore, arrivò a dominare tutti i territori italici a nord degli Stati della Chiesa. Fra il 6 e il 10 maggio 1111 fu incoronata con il titolo di Vicaria Imperiale - Vice Regina d'Italia presso il Castello di Bianello (Quattro Castella, Reggio Emilia) dall'imperatore Enrico V.







Miniatura del codice della Vita Mathildis di Donizone di Canossa Biblioteca Vaticana (1115)








Nel 1076 entrò in possesso di un vasto territorio che comprendeva la Lombardia, l'Emilia, la Romagna e la Toscana, e che aveva il suo centro a Canossa, nell'Appennino reggiano. La Grancontessa (magna comitissa) Matilde è certamente una delle figure più importanti e interessanti del Medioevo italiano: vissuta in un periodo di continue battaglie, di intrighi e scomuniche, seppe dimostrare una forza straordinaria, sopportando anche grandi dolori e umiliazioni, mostrando un'innata attitudine al comando. La sua fede nella Chiesa del suo tempo le valse l'ammirazione e il profondo amore di tutti i suoi sudditi.


L'infanzia
Matilde nacque forse a Mantova nel 1046, terzogenita della potentissima famiglia feudale italiana dei Canossa, marchesi di Tuscia (già Ducato di Tuscia), di origine e madrelingua longobarda. Il padre, Bonifacio di Canossa detto "il Tiranno", era l'unico erede della dinastia canossiana, discendente diretto di Adalberto Atto (o Attone), fondatore della casata degli Attoni. 







Enrico IV invoca l'Abate di Cluny e Matilde perchè intercedano presso Gregorio VII a Canossa








La madre, Beatrice di Lotaringia, apparteneva ad una delle più nobili famiglie imperiali, strettamente imparentata con i duchi di Svevia, i duchi di Borgogna, gli Imperatori Enrico III ed Enrico IV, dei quali Matilde era rispettivamente nipote e cugina prima, nonché con il papa Stefano IX. Essendo figlia del signore della Tuscia, a Matilde spettava il titolo di marchesa. La parola germanica Markgraf qualificava difatti i "conti di confine". Tuttavia la Tuscia era stata nell'Alto Medioevo una circoscrizione del Regno longobardo, come tale definita "ducato". Ecco perché a Matilde si attribuiscono sia il titolo di "marchesa" che quello di "duchessa". Poco si sa dell'infanzia di Matilde, sia perché le cronache del tempo preferirono occuparsi della fanciullezza dei due fratelli maggiori, Federico (legittimo erede di Bonifacio) e Beatrice, sia perché le fonti in nostro possesso si concentrano soprattutto sulle imprese compiute da adulta. Tuttavia, si può affermare con certezza che il nome, come per i fratelli, le fu imposto dalla madre Beatrice che in questo modo intendeva affermare la propria superiorità nobiliare rispetto al marito, infatti il casato di Ardennes-Bar, a cui ella apparteneva, era senza dubbio di stirpe regia. 







Matilde di Canossa visita le sue terre con un fattore








Matilde trascorse la sua gioventù tra i freddi laghi ed i nevosi boschi padani e a differenza di molte nobildonne del suo tempo, trascorse molto tempo dedicandosi alla cultura letteraria. A tal proposito, il biografo Donizone afferma: “Fin da piccola conosceva la lingua dei Teutoni e sapeva anche parlare la garrula lingua dei Franchi.”
Trascorse i primi anni della propria esistenza in agiatezza e serenità nel castello di Canossa, teatro di grandi banchetti e feste sontuose organizzate dal padre. Tuttavia a soli 6 anni, Matilde assistette al primo evento che cambiò radicalmente il corso della sua vita: il 6 maggio 1052, il padre Bonifacio fu ucciso a tradimento durante una battuta di caccia da uno dei suoi vassalli, che lo trapassò alla gola con una freccia avvelenata. L'agonia del duca durò alcune ore; nella tarda serata dello stesso giorno spirò. La madre rimasta vedova con tre figli piccoli aveva difficoltà a reggere il ruolo di Bonifacio. Nel 1053 Matilde ed i suoi fratelli ottennero un privilegio di protezione personale dall'Imperatore Enrico III, ma in quello stesso anno i due fratelli maggiori di Matilde morirono a causa di un maleficio (probabilmente un avvelenamento). 








Donizone offre il suo poema a Matilde in trono. Città del Vaticano








Alla morte di papa Leone IX, parente di entrambi i genitori di Matilde, venne eletto con l'appoggio imperiale, papa Vittore II (1054). Papa Vittore II era ospitato ad Arezzo dai Canossiani, quando morì nel 1057, lasciando come successore papa Stefano IX. Visto il crescente potere della Casa di Canossa e la scomparsa del loro alleato Leone IX, Enrico III prese in ostaggio Matilde, che aveva solo 10 anni, e sua madre e le portò in Germania; ma dopo un anno anche Enrico III morì e così Matilde ritornò in Italia. La madre Beatrice cercò una nuova protezione risposandosi con Goffredo il Barbuto, fratello di papa Stefano IX. Goffredo, figlio di Gozzellone, Duca di Lotaringia, era un aristocratico dedito alle armi ed alle arti guerresche di indole belligerante. Fu lui a succedere a Bonifacio come signore della Tuscia. La famiglia dei Canossa, padrona dell'Italia centrale e della Lotaringia, imparentata con Papi e influente sugli imperatori, era in quel momento la famiglia più potente d'Europa. 








Mappa delle Terre di Matilde di Canossa








Dopo la morte di Enrico III, Goffredo il Gobbo tentò di approfittare del temporaneo vuoto di potere per farsi incoronare Imperatore in terra tedesca; ma non ci riuscì per la morte del papa in Tuscia, cioè in terra canossiana. Per evitare il pericolo di sottomettersi in futuro all'imperatore, il papato decise di introdurre un sistema di elezione interna, il conclave dei cardinali, tuttora in vigore. Allontanatosi così dall'impero, il pontificato si affidò alla tutela dei Canossa che, grazie al diritto-dovere dell'accompagnamento dei Pontefici, finirono col determinare la scelta dei Papi e quindi le loro sorti. Anche il nuovo papa Benedetto X ebbe vita breve; morì infatti, sempre alla corte dei Canossa, nel 1061. Dopo di lui vennero eletti due papi: l'imperatore scelse il Vescovo di Parma Cadalo, che prese il nome di Onorio II, mentre la Chiesa elesse il Vescovo di Lucca, nonché ecclesiastico dei Canossa Anselmo da Baggio, che prese il nome di Alessandro II. Dopo varie vicissitudini si concordò di tenere un nuovo concilio nel cuore dei domini canossiani, a Mantova. 








Prima tomba di Matilde di Canossa a San Benedetto in Polirone 








Papa Onorio II preferì non partecipare per timore di perdere la vita e comunque Alessandro II dimostrò la legalità della propria elezione; i Canossa, giudici dai quali dipendeva il Paparum Ducatus, decisero quindi di assegnare il papato al loro candidato Alessandro II. Matilde si ritrovò di nuovo con un papa suo alleato, che inizialmente si aiutarono a vicenda ma che dopo divennero nemici per questioni personali.


Il matrimonio con Goffredo il Gobbo
Goffredo il Barbuto, sposando Beatrice, era diventato signore della Tuscia. Una clausola del contratto di matrimonio stabilì che il figlio naturale di Goffredo, Goffredo il Gobbo, avrebbe sposato la figlia naturale di Beatrice, Matilde, per consolidare il suo potere e quello dei Canossa, e per non dover in seguito dividere i possedimenti delle rispettive casate. I due promessi sposi erano così cugini di quarto grado.








Matilde di Canossa e i Vescovi di Modena e Reggio.








Le nozze furono anticipate al 1069, allorché Goffredo si trovò in punto di morte. Matilde alla fine dell'anno accorse al capezzale del patrigno in Lotaringia; prima della sua morte Matilde e Goffredo il Gobbo si unirono in matrimonio. Il marito era un giovane coraggioso e retto ma afflitto da alcuni difetti fisici (tra gli altri gozzo e gobba), comunque Matilde, conscia dei doveri nobiliari per i quali era stata educata e con la persuasione della madre, seppur riluttante restò in Lotaringia coabitando col marito e ne rimase incinta. Tra la fine del 1070 e l'inizio del 1071 partorì una bambina che chiamò Beatrice, per poter rinnovare il nome della madre (nome molto frequente in Lotaringia). Il parto però non fu facile e dopo pochi giorni la piccola Beatrice morì, il 29 gennaio 1071. Il 29 agosto la Beatrice madre eresse il Monastero di Frassinoro, nell'Appennino Modenese, com'era usanza tra i nobili, per "la grazia dell'anima della defunta Beatrice mia nipote". La permanenza di Matilde in Belgio (Orval) fu breve quanto difficile e rischiosa. Matilde rischiò la vita non solo per i postumi di un parto difficile, che nel Medioevo spesso si risolveva con la morte della madre, ma anche per l'ira del casato di Lotaringia che accusò la Grancontessa di portare il malocchio, in quanto non aveva dato un erede maschio al suo "Signore", compito principale, se non unico, per le mogli dell'epoca. Nel gennaio del 1072 fuggì appena le circostanze le offrirono la possibilità, e rientrò a Canossa, presso la madre. 








Matilde di Canossa visita le sue terre con un fattore2








Tra il 1073 ed il 1074 il marito Goffredo scese nella penisola italiana per riconquistare Matilde offrendole possedimenti ed armate, ma la risposta della Grancontessa fu estremamente ferma e rigida. Sul suo atteggiamento si è costruito il mito di una donna priva di debolezze. Goffredo il Gobbo nel 1076 cadde vittima di un'imboscata nelle sue terre nei pressi di Anversa. Lamberto di Hersfeld riporta che durante la notte, spinto da bisogni corporali, si recò al gabinetto e un sicario che stava in agguato gli conficcò una spada tra le natiche lasciandogli l'arma piantata nella ferita. Sopravvisse, ma una settimana dopo, il 27 febbraio 1076, morì, lasciando Matilde vedova. Molti commentatori dell'epoca l'accusarono di essersi macchiata personalmente del crimine per liberarsi di un coniuge brutto e ingombrante; comunque come colpevole viene indicato più verosimilmente il conte fiammingo Roberto I delle Fiandre. In ogni caso Matilde non versò al clero neppure un obolo per l'anima del marito ucciso, né fece recitare una messa o gli dedicò un convento, com'era d'uso fare tra i nobili.








L'abate Ugone di Cluny e l'imperatore Enrico IV a Canossa, di fronte a Matilde.








40 anni di regno
Il 18 aprile 1076 muore Beatrice, la madre di Matilde, e da questo momento, anche se prima aveva già regnato affiancata alla madre, diviene a 30 anni l'unica sovrana incontrastata di tutte le terre che vanno dal Lazio al lago di Garda.


L'umiliazione di Enrico IV
Nel 1073 era salito al soglio pontificio Ildebrando di Soana, col nome di Gregorio VII. Nello stesso anno il nuovo imperatore Enrico IV, dopo aver riorganizzato il territorio tedesco, si era rivolto verso i suoi possedimenti in Italia. Cominciò tra i due personaggi un duro duello, che vide contrapposta l'autorità della Chiesa a quella dell'Impero (lotta per le investiture). Nel 1076 il papa decise di scomunicare l'imperatore che da questa iniziativa papale subì un doppio danno, vedendosi estraniato dai riti religiosi e trovandosi con sudditi non più sottomessi. Matilde si ritenne libera di agire secondo la sua completa volontà e si schierò con decisione al fianco di papa Gregorio VII, nonostante l'imperatore fosse suo secondo cugino








Matilde di Canossa eroina popolare nel risorgimento italiano








La scomunica indusse Enrico IV a venire a patti col papa. L'imperatore scese in Italia per parlare personalmente col pontefice. Gregorio VII lo ricevette nel gennaio 1077 mentre era ospite di Matilde nel castello di Canossa. In quell'occasione l'imperatore, per ottenere la revoca della scomunica da parte del papa, fu costretto ad attendere davanti al portale d'ingresso del castello per tre giorni e tre notti inginocchiato col capo cosparso di cenere. Il faccia a faccia si risolse con un compromesso (28 gennaio 1077): Gregorio revocò la scomunica a Enrico, ma non la dichiarazione di decadenza dal trono. Nel 1079 Matilde con abile mossa donò al papa tutti i suoi domini, in aperta sfida con l'imperatore, visti i diritti che il sovrano vantava su di essi, sia come signore feudale, sia come parente prossimo. Ma in due anni le sorti del confronto tra papato ed impero si ribaltarono: nel 1080 Enrico IV convocò un Concilio a Bressanone in cui fece deporre il papa. L'anno seguente decise di scendere una seconda volta in Italia per ribadire la sua signoria sui suoi territori. 








Enrico IV a Canossa








Decretò Matilde deposta e bandita dall'impero. Ma la Grancontessa non se ne diede per vinta e, mentre Gregorio VII era costretto all'esilio a Salerno, Matilde resistette e il 2 luglio 1084 riuscì a sbaragliare inaspettatamente l'esercito imperiale nella famosa battaglia di Sorbara, presso Modena riuscendo nella formazione di una coalizione favorevole al papato a cui aderirono i bolognesi contrapposti alla lega imperiale.

Il matrimonio con Guelfo V
Nel 1088 Matilde si trovò a fronteggiare una nuova discesa dell'Imperatore Enrico IV e si preparò al peggio con un matrimonio politico, dato che l'attuale pontefice disgiungeva il potere vaticano da quello canossiano, com'era stato sino a questo momento, per ultimo fino a Gregorio IV. Matilde scelse il diciannovenne Duca Guelfo V (in tedesco Welf), erede della corona ducale di Baviera. Le nozze facevano parte di una rete di alleanze di cui faceva parte anche il nuovo papa, Urbano II, allo scopo di contrastare efficacemente Enrico IV. 








Enrico IV a Canossa








La quarantatreenne Matilde inviò una lettera al suo futuro sposo: « Non per leggerezza femminile o per temerarietà, ma per il bene di tutto il mio regno, ti invio questa lettera accogliendo la quale tu accogli me e tutto il governo della Longobardia. Ti darò tante città tanti castelli tanti nobili palazzi, oro ed argento a dismisura e soprattutto tu avrai un nome famoso, se ti renderai a me caro; e non segnarmi per l'audacia perché per prima ti assalgo col discorso. È lecito sia al sesso maschile che a quello femminile aspirare ad una legittima unione e non fa differenza se sia l'uomo o la donna a toccare la prima linea dell'amore, solo che raggiunga un matrimonio indissolubile. Addio. » La Gran Contessa inviò migliaia di armati al confine della Longobardia a prendere il Duca, lo accolse con onori, organizzò una festa nuziale di 120 giorni con un apparato di fronte al quale sarebbe impallidito qualunque sovrano medioevale









Matilde di Canossa dona i suoi beni alla Chiesa








Cosma di Praga, autore del Chronicon Boemorum, riporta che dopo il matrimonio, per due notti, il duca aveva rifiutato il letto nuziale ed il terzo giorno Matilde si presentò nuda su una tavola preparata ad hoc su alcuni cavalletti dicendogli “Tutto è davanti a te e non v'è luogo dove si possa celare maleficio”. Ma il Duca rimase interdetto; Matilde, indignata, lo assalì a suon di ceffoni e sputandogli addosso lo cacciò con queste parole: Vattene di qua, mostro, non inquinare il regno nostro, più vile sei di un verme, più vile di un'alga marcia, se domani ti mostrerai, d'una mala morte morirai.... Il Duca fuggì; per questo fu soprannominato Guelfo l'impotente. Matilde e il giovane marito si separarono dopo pochissimi giorni; ovviamente i due non ebbero mai figli. Successivamente Matilde sobillò i due figli dell'imperatore, Corrado di Lorena ed Enrico e ne appoggiò le rivolte contro il padre; si appoggiò inoltre alla potente casata comitale dei Guidi in Toscana, per ostacolare un'altra dinastia, gli Alberti, fedeli all'impero.

La vittoria contro l'imperatore
Dopo numerose vittorie, tra le quali quella sui Sassoni, l'imperatore Enrico si prepara nel 1090 alla sua terza discesa in terra italica, per infliggere una sconfitta definitiva alla Chiesa. L'itinerario fu quello solito, il Brennero e Verona, confine coi possedimenti di Matilde che iniziavano a partire dalle porte della città. La battaglia si accentrò presso Mantova. Matilde si assicurò la fedeltà degli abitanti esentandoli da alcune tasse come il teloneo ed il ripatico e con la promessa di essere integrati nello status di Cittadini Longobardi col diritto di caccia, pesca e taglialegna su entrambe le rive del fiume Tanaro. 








Gianlorenzo Bernini, Monumento a Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro, Roma.








La città resistette fino al tradimento del giovedì santo, nel quale i cittadini cambiarono fronte in cambio di alcuni ulteriori diritti concessi loro dall'assediante Enrico IV. Matilde si arroccò nel 1092 sull'Appennino reggiano attorno ai suoi castelli più inespugnabili. Sin da Adalberto Atto il potere dei Canossa si era basato su una rete di castelli, rocche e borghi fortificati situati nella Val d'Enza, che costituivano un complesso sistema poligonale di difesa che aveva sempre resistito ad ogni attacco portato sull'Appennino. Dopo alterne e sanguinose battaglie, il potente esercito imperiale venne preso in una morsa. Nonostante l'esercito imperiale fosse temibilissimo, fu distrutto dalla vassalleria matildica dei piccoli feudatari ed assegnatari dei borghi fortificati, che mantennero intatta la fedeltà ai Canossa anche di fronte all'Impero. La conoscenza perfetta dei luoghi, la velocità delle informazioni e degli spostamenti, la presa delle posizioni strategiche in tutti i luoghi elevati della val d'Enza, avevano avuto la meglio sul potente imperatore. Pare che la stessa contessa avesse partecipato, con un manipolo di guerrieri scelti e fedeli, alla battaglia, svoltasi a Bianello verso Canossa, galvanizzando gli alleati all'idea di combattere una guerra giusta. L'esercito imperiale fu preso a tenaglia nella vallata, ma la sconfitta totale fu più di una guerra persa: Enrico IV si rese conto dell'impossibilità di penetrare quei luoghi asperrimi, ben diversi dalla Pianura Padana o della Sassonia: non si trovava più di fronte ai confini tracciati dai fiumi dell'Europa centrale, ma a scoscesi sentieri, calanchi, luoghi impervi protetti da rocche turrite, da casetorri che svettavano verso il cielo, dalle quali gli abitanti scaricavano dardi di ogni genere su chiunque si avvicinasse: lance, frecce, forse anche olio bollente, giavellotti, massi, picche infocate. Con queste armi chi si trovava più in alto aveva spesso la meglio.
Dopo la vittoria di Matilde molte città come Milano, Cremona, Lodi e Piacenza si schierarono con la Contessa canossiana per sottrarsi al controllo imperiale. Nel 1093 il figlio secondogenito dell'Imperatore, Corrado di Lorena, sostenuto dal papa, da Matilde e da una lega di città lombarde, veniva incoronato Re d'Italia. Matilde liberò e diede rifugio persino alla moglie dell'imperatore, Prassede, figlia del Re di Russia ed ex vedova del Marchese di Brandeburgo, che aveva denunciato al Concilio di Piacenza del 1095 le inaudite porcherie sessuali che aveva preteso Enrico da lei e per le quali veniva relegata in una specie di prigionia-alcova a Verona. Si accese dunque una lotta all'interno stesso della famiglia imperiale, che indebolì sempre più Enrico IV. Alla fine della fiera, Matilde prima umiliò l’imperatore a Canossa, poi lo sconfisse a Sorbara, indi aizzò i figli contro il padre, ancora lo domò nella battaglia della Val d’Enza e infine si servì della moglie! Una femmina da prendere con le molle!








Gianlorenzo Bernini, Monumento a Matilde di Canossa nella Basilica di San Pietro, Roma.








Regina d'Italia
Enrico IV morì ormai sconfitto nel 1106; alla deposizione e morte di Corrado di Lorena (1101), il figlio terzogenito del defunto imperatore e nuovo imperatore, Enrico V del Sacro Romano Impero, riprese a sua volta la lotta contro la Chiesa e l'Italia. Stavolta l'atteggiamento della Granduchessa nei confronti della casa imperiale dovette modificarsi e Matilde si conformò ai voleri dell'imperatore. Nel 1111, sulla via del ritorno in Germania, Enrico V la incontrò al Castello di Bianello, vicino a Reggio Emilia. Matilde gli confermò i feudi da lei messi in dubbio quando era vivo suo padre, chiudendo così una vertenza che era durata oltre vent'anni. Enrico V conferì alla Granduchessa un nuovo titolo. Così il figlio del suo vecchio antagonista creò Matilde "Regina d'Italia" e "Vicaria Papale".

La morte
Matilde morì di gotta nel 1115. Venne prima sepolta in San Benedetto in Polirone (San Benedetto Po), poi, nel 1633, per volere del papa Urbano VIII, la sua salma venne traslata a Roma in Castel Sant'Angelo. Nel 1645 i suoi resti trovarono definitiva collocazione nella Basilica di San Pietro a Roma, unica donna insieme alla regina Cristina di Svezia e alla polacca Maria Clementina Sobieski, consorte di Giacomo Francesco Edoardo Stuart. La sua tomba, scolpita dal Bernini, è detta Onore e Gloria d'Italia. 








Immagine idealizzata e moderna di Matilde di Canossa








Matilde non aveva lasciato eredi diretti; di conseguenza il suo immenso patrimonio andò disperso. Dopo la sua morte, attorno a Matilde venne a crearsi un alone di leggenda. Gli agiografi ecclesiastici ne mitizzarono il personaggio facendone una contessa semi-monaca dedita alla contemplazione e alla fede. Qualcuno invece sostiene che si sia trattato di un personaggio di forti passioni sia spirituali sia carnali. Si narra che dopo la morte di Anselmo, Matilde, che soffriva di un eczema, per curarsi si coricasse senza vesti sul tavolo dove era stato lavato il monaco defunto. In realtà nel Medioevo il culto delle reliquie (e la certezza riguardante i loro poteri miracolosi) era molto sentito. Si dice che Matilde conservasse tra le reliquie anche un anello vescovile, che utilizzava per calmare i frequenti attacchi di epilessia.