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venerdì 15 giugno 2012

L'AMORE SCONOSCIUTO










La società americana, col passare degli anni, è diventata sempre più volontarista. Il volontarismo non è una filosofia, è un modo di pensare, un principio logico che noi troviamo in quasi tutti i prodotti della cultura statunitense. Esso parte dal presupposto che la gente può sempre definire chiaramente ciò che desidera, per cui il problema diventa solo quello del come ottenerlo. Nel volontarismo il fine non è un problema, è problema solo il mezzo.
L'idea centrale del volontarismo proviene dall'economia capitalistica. Nell'universo economico il fine è chiaro: massimizzare il profitto. Ogni altro fine non può neppure essere preso in considerazione, è irrazionale. In una transazione economica tutti devono cercare di guadagnare. Dovunque vale la regola del costo-beneficio. Questo è possibile perché esiste una misura comune del valore, il denaro. E il denaro che rende comparabili oggetti, servizi, prestazioni, piaceri eterogenei. Volendo applicare il principio della massimizzazione, la prima ed indispensabile cosa da fare è stabilire il fine. In economia il fine è dato.
La società americana ha applicato questo tipo di categorie economiche a tutti gli ambiti vitali. Anche alle relazioni interpersonali, anche all'erotismo, anche ai sentimenti. Perciò l'imperativo categorico della società americana, quello che sta dietro ogni azione, ogni pensiero, ogni scelta è: fissa il fine, stabilisci che cosa vuoi! Una volta stabilito il fine predisponi i mezzi organizzativi, tecnici, finanziari più idonei a raggiungerlo.
Applichiamo il principio agli omosessuali. Che cosa desiderano gli omosessuali? Fare all'amore con altri omosessuali. Benissimo. Allora si riuniscano fra di loro. Vadano a vivere nello stesso quartiere così potranno fare all'amore finché ne hanno voglia. Che cosa desiderano invece le coppie sposate? Non essere minacciate dagli scapoli, dai divorziati. E allora li lascino fuori dal loro ambiente, non li invitino ai loro party. Che cosa desiderano, infine, le persone non accoppiate? Incontrarsi, cercare l'anima gemella, oppure fare all'amore. Allora si uniscano agli altri singoli e facciano tutte queste cose. Ci saranno bar dove cercare la compagna per una notte, altri dove trovare l'anima gemella. Come in un grande, immenso supermarket. Basta sapere che cosa si vuole, si va nel reparto adatto e si cerca la marca migliore e al prezzo più conveniente.
Questo è il volontarismo: fissare ogni volta, fin dall'inizio, che cosa si vuole. Vuoi essere gay, sposato, o singolo? Vuoi una storia romantica o una esperienza orgiastica? Vuoi essere monogamo o poligamo? Chiarito che cosa vuoi cercherai il tuo gruppo, leggerai gli appositi libri di istruzione, e potrai ottenere il risultato.
All'opposto del volontarismo americano c'è la concezione europea secondo cui noi non conosciamo mai bene i nostri fini. Perché abbiamo desideri in conflitto, passioni divergenti. Il vero problema sorge perciò all'inizio. Vuoi essere omosessuale? Allora va' a vivere in una comunità gay, dice il volontarismo. Ma uno può sentirsi omosessuale e, ciononostante, non accettare il modo di vita gay. Può piacergli il quartiere in cui vive, l'ambiente umano e sociale antico, composto, ricco della sua città. Può desiderare la compagnia di amici sposati, delle donne, lo stimolo della loro differenza, può detestare la promiscuità. Perché deve chiudersi in un ghetto e accettarne le regole gay? Sì, lui si sente omosessuale, ma vivere da gay, essere ossessionato dall'erotismo, non è l'unico fine della sua vita. Ne ha degli altri, a cui non vuol rinunciare. Il fine non è qualcosa di pacifico, di ovvio. Il fine è un problema.
I fini non esistono preformati prima delle azioni. Si rivelano durante le azioni. Non sono un a priori rispetto a cui tutto il resto è mezzo. Ci appaiono. Noi possiamo partire cercando una avventura erotica senza alcun coinvolgimento emotivo, possiamo addirittura decidere, in un certo momento della nostra vita, che non vogliamo più saperne dell'amore. Ma poi accorgerci, stupiti, che la semplice sessualità, la ripetizione di incontri nuovi e superficiali ci delude, ci lascia nel cuore un senso di vuoto. E che abbiamo bisogno di legami profondi, di sogno e di amore. Oppure il contrario. Siamo sposati, vogliamo bene a nostro marito o a nostra moglie, ma abbiamo, nel profondo del cuore, una inquietudine che ci fa cercare, in ogni persona che incontriamo, colui o colei che muterà la nostra vita. Guai, però, se cerchiamo di definire con un test questa persona ideale. Guai se ci imponiamo di trovarla entro l'anno e di sposarla subito. Guai se applichiamo la nostra volontà a realizzare quel sogno straordinario con un metodo razionale. Perché quello era un sogno. La nostra ragione non conosce le radici di quel sogno, i misteriosi bisogni del nostro cuore. Il test non ci può dire nulla su chi cerchiamo. Seguendolo la volontà si condanna a non trovare nulla.
Secondo questa concezione dell'esistenza, gli esseri umani non si conoscono, non sanno esattamente che cosa vogliono. Se decidono di massimizzare qualcosa, devono compiere una scelta arbitraria fra molte cose equivalenti. Nel mondo degli affetti non si può applicare il calcolo dei costi-benefici. Perché i benefici non sono commensurabili e non possono essere confrontati.
Non esiste, perciò, una tecnica delle relazioni affettive. Non ne esiste neppure un'arte ma, al massimo, una conoscenza, un sapere che aiuta a capire e a capirci, che aiuta ad ascoltare e ad ascoltarci.
La riflessione europea sull'amore  ha perciò trovato espressione attraverso paradossi. Il paradosso esplode quando si vuol applicare al mondo delle qualità un ordine logico che gli è estraneo. Così si dice che l'amore è cieco perché noi non vediamo più i difetti della persona amata. Ma, nello stesso tempo, vede più degli altri, perché nota le qualità e le bellezze che gli altri non colgono. Così l'amore è conquista però, nello stesso tempo, sottomissione. L'amore è egoismo, sfrenato egoismo, eppure anche dedizione totale. L'amore è rispetto, ma non si ferma davanti al no dell'amato. È tremore ma anche coraggio, è prigione ma anche libertà, malattia ma anche salute, felicità ma anche martirio. L'amore è un continuo domandare, ma è anche trepida attesa.
L'opera più completa su questo argomento è quella di Nitlas Luhmann, L'amore come passione. Per quanto riguarda i paradossi vedi, in particolare, le pp. 56-72.


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