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sabato 9 giugno 2012

L'amore nel Nuovo Testamento









L'amore nel Nuovo Testamento




Affrontando l'argomento dell'amore nel Nuovo Testamento, dob­biamo fare una distinzione fra i Vangeli, che nell'insieme sono piú vicini all'ethos giudaico, e gli scritti successivi al grande cambiamento av­venuto sulla strada di Damasco, quando Saul divenne San Paolo. Per co­minciare con i Vangeli, una delle differenze fra Vecchio e Nuovo Testa­mento è la nuova interpretazione data da Gesú a un'affermazione conte­nuta nella Genesi. Rispondendo a una domanda con cui i Farisei voglio­no metterlo alla prova, Gesú dice:
Non avete letto che...: « Per questo lascerà l'uomo il padre e la madre e si unirà al­la propria moglie e cosí i due diventeranno una sola carne? » In modo che non sono piú due, ma una sola carne (Matteo 19,4-6).
Questa distinzione fra due e uno è nuova nell'ambito del pensiero ebraico, ma per noi che conosciamo Platone è familiare. Gesú prosegue tirando una severa conclusione dalle premesse della Genesi: proibisce il divorzio.
Perciò, quello che Dio ha congiunto l'uomo non separi.
Nello stesso capitolo Gesú dice:
... e vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il Regno dei cieli. Chi può comprende­re, comprenda (Matteo 19,12).





Gesù risorto e Maria Maddalena - Noli me tangere!





Nel culto vicino-orientale della dea della fertilità, l'autocastrazione religiosa era un rito frequentemente compiuto dai sacerdoti in stato di rapimento mistico. Gli Ebrei considerarono tale atto abominevole. Dio aveva comandato all'uomo di moltiplicarsi. Quindi, l'elogio dell'autoca­strazione deve essere parso strano ai Giudei che ascoltavano Gesú. Le sue parole, naturalmente, erano da interpretarsi non letteralmente ma metaforicamente. Ciò nonostante, il culto della verginità e 1'idea che il rapporto sessuale insozzi 1'uomo costituirono una dottrina che separò nettamente i primi cristiani dalla maggioranza degli Ebrei.
Particolarmente interessante in tema d'amore è l'incontro tra Gesú e la donna colta in flagrante adulterio.
Ora gli scribi e i farisei conducono una donna, sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, nella legge Mosè ci ha comandato di lapidare tali donne. Tu, che ne dici? »... Sic­come insistevano nell'interrogarlo, [Gesú] si drizzò e disse loro: « Quello di voi che è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei »... Quelli, udito ciò, presero a ritirarsi uno dopo 1'altro, a cominciare dai più anziani, e fu lasciato solo con la donna che stava nel mezzo. Rizzatosi allora, Gesú le disse: « Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?» Rispose: «Nessuno, signore». «Neppure io ti condanno, - disse Gesú, - va', e d'ora in poi non peccare piú» (Giovanní 8,3-5.7.9-II)
Gli scribi vogliono mettere alla prova il rispetto di Gesú per la legge mosaica. Gesú evita il tranello, ma in questo caso le conseguenze morali trascendono la circostanza storica. La scena, una delle piú efficaci del Nuovo Testamento, incontrò il favore degli artisti: « Chi è senza peccato scagli la prima pietra ». Questa frase contiene un nuovo concetto di mo­ralità che ha lasciato il segno nel pensiero occidentale. In pratica viene detto che nessuno è senza peccato e che nessuno ha il diritto di giudicare gli altri. La frase di Gesú ha però anche altre conseguenze: tanto chi commette adulterio nella realtà quanto chi lo commette nel cuore viene giudicato ugualmente colpevole. In numerosi passi del Nuovo Testa­mento ci si accorge che il senso del peccato diventa










sempre piú profon­do. L'eliminazione della differenza fra atto e desiderio contribuì al raf­forzamento di un Super-Io punitivo. La psicanalisi ha ripetutamente di­mostrato che la maggior parte dei sensi di colpa non deriva da atti com­piuti, ma da desideri che, per 1'intervento del Super-Io, sono stati rimos­si. Una notevole fetta di ogni psicanalisi se ne va nello sforzo di rendere cosciente il senso di colpa inconscio e di aiutare il paziente a distinguere fra desiderio e atto, cosa che porta a tollerare meglio desideri fino a quel momento considerati inaccettabili, eliminando così il bisogno di rimuo­verli.
Molti dei detti di Gesú contengono messaggi di amore e di assoluzio­ne dalla colpa; alcuni, però, sono celebri per la loro severità. Uno, in par­ticolare, merita un commento:
Se la tua mano o il piede ti è di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un solo occhio, che essere gettato con due occhi nella Geenna del fuoco (Matteo I8,8-9).
Per fortuna, la maggior parte dei cristiani ha interpretato questo mo­nito metaforicamente e non letteralmente. Ciò nonostante, nella lettera­tura psichiatrica sugli psicotici sono descritti casi di automutilazione provocati dall'idea che 1'organo trasgressore deve essere reciso. L'elimi­nazione autopunitiva di un organo che simboleggia il pene cattivo viene generalmente attribuita a sensi di colpa di origine edipica. Lo psicanali­sta Kohut (I972, pp. 375-76) propone una diversa interpretazione. Nella schizofrenia avviene una frammentazione del Sé corporeo. Ogni orga­no, per cosí dire, rappresenta allora un aspetto della personalità. L'or­gano reciso viene eliminato perché, avendo perso il proprio significato libidico narcisistico, non viene piú considerato dal malato parte di se stesso. Può quindi essere abbandonato come se fosse un corpo estraneo.
Nel XIX secolo, quando il potere della religione cristiana cominciò a declinare, 1'equivalenza fra desiderio e azione fu usata anche da arma di seduzione, come in questa poesia di Thomas Moore (1779-I852).
Spesso mi han detto frati eruditi,
Che pensare e fare sono lo stesso,
E il Cielo punisce i desideri
Come le azioni compiute.
Se desiderare ci condanna, tu e io
Siamo condannati a sazietà;
Vieni, allora, prendiamoci almeno
Un po' di piacere per il nostro castigo!
Nei giorni della predicazione di Gesú, il tempio degli Ebrei era anco­ra in piedi. Per purificare il tempio, Gesú ne cacciò i mercanti. Il fatto che piú tardi Dio permettesse la distruzione del tempio costituí un trau­ma tanto per gli Ebrei quanto per la nuova setta giudaico-cristiana. Per superarlo, gli Ebrei sostituirono il sacrificio con la preghiera. In termini psicanalitici, questa sostituzione equivale al tentativo di affrontare il trauma interiorizzandolo e aumentando la severità del Super-Io. Il sacri­ficio, infatti, è un atto tangibile, che convince facilmente il credente di avere espiato il proprio peccato. La preghiera, piú intellettuale, ottiene lo stesso risultato, ma con maggiore sforzo psichico.
Anche san Paolo reagí al trauma, convertendo il corpo nel tempio stesso che era stato distrutto.
Il corpo non è per I'impudicizia, bensí per il Signore e il Signore è per il corpo (i Corinzi 6,I3).
Negli scritti di san Paolo ogni forma di sessualità è condannata con una ferocia che non si trova né tra gli Ebrei né tra i Greci.











O non sapete che gli ingiusti non 
erediteranno il Regno di Dio? Non illudetevi: né gli impuri, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effemminati, né i depravati... eredi­teranno il Regno di Dio (I Corinzi 6,9).
San Paolo condanna con uguale severità l'adorazione di idoli, I'adul­terio, l'omosessualità e la masturbazione.
I Greci avevano due dee vergini, Artemide e Atena, ma la castità fine a se stessa non era stata un simbolo di perfezione né fra i Greci né fra gli Ebrei. Ora, per la prima volta nella storia dell'Occidente, la castità di­ventò una virtú; astenersi dai rapporti sessuali fu considerato segno di santità. Lo stesso san Paolo lottò valorosamente contro la tentazione ses­suale:
Trovo infatti questa legge: che quando voglio compiere il bene, è il male che in­combe su di me. Mi compiaccio della legge di Dio secondo 1'uomo interiore, ma vedo una legge diversa nelle mie membra che osteggia la legge della mia mente e mi rende schiavo alla legge del peccato che sta nelle mie membra. Uomo ínfelice che sono! Chí mi libererà dal corpo che porta questa morte? (Romani 7,21-24).
San Paolo non sapeva nemmeno dell'esistenza di Platone; sant'Ago­stino, invece, studiò il filosofo greco e ne accettò 1'ipotesi fondamentale, secondo la quale 1'uomo agogna la bontà ed è ansioso di impossessarsi dell'oggetto del proprio desiderio. Dio solo è perfetta grandezza; dun­que, Dio solo può soddisfare il desiderio di amore dell'uomo. Dio è piú astratto di un compagno mortale, ma meno astratto del bene di Platone. Per i mistici, Dio è un oggetto d'amore concretissimo.
Freud diede una propria interpretazione alla vittoria del cristianesi­mo, fondata su idee formulate nel 1913 in Totem e tabú. Tali idee furono chiarite meglio nel suo ultimo libro, L'uomo Mosè e la religione monotei­stica (1938). In questo libro, Freud interpretò il giudaismo come una reli­gione del padre, il cristianesimo come la religione del figlio. A suo av­viso, il contenuto latente del cristianesimo è lo spodestamento del 










padre da parte del figlio, cioè il soddisfacimento mascherato dei desideri edipi­ci. Freud attribuí a san Paolo 1'idea di convertire in salvatore il figlio par­ricida ed edipico. Mediante questo travestimento, il figlio ribelle diven­ne la vittima innocente. Purificato della propria colpa, può espiare la colpa di coloro che credono in lui. Nel cristianesimo, a differenza di quanto avvenne nella mitologia greca, ogni traccia degli impulsi omicidi nei confronti del padre fu drasticamente rimossa. Rimase solo la colpa. Freud interpretò 1'Eucaristia, durante la quale il credente introduce nel proprio corpo il sangue e la carne del salvatore, come una ripetizione del pasto totemico, purgato di ogni desiderio cannibalistico e aggressivo.
Alle osservazioni di Freud vorrei aggiungere quanto segue. Nella sfe­ra del pensiero ebraico, qualsiasi legame sessuale fra Dio e un mortale era considerato blasfemo. Il concepimento verginale è un riuscitissimo esempio di compromesso tra i due mondi: il rapporto sessuale tra Dio e una donna mortale avviene e nello stesso tempo non avviene. Ernest Jones (1914) ha dimostrato che nel concepimento verginale 1'orecchio so­stituisce la vagina. (Arlow [1964] riporta il caso di una donna religiosa che sottoposta a psicanalisi sperimentò il concepimento attraverso gli occhi). Il concepimento verginale è un esempio di ciò che Freud chiama pensiero primario. Soddisfa íl fondamentale desiderio infantile di una madre che non abbia avuto rapporti sessuali con il padre.
La storia della Natività, e in particolare 1'iconografia cristiana, offro­no altre prove. La paura del neonato Gesú, che induce re Erode a ordi­nare il massacro di tutti i bambini nati a Betlemme, dimostra che abbia­mo che fare con una storia edipica. Un'altra prova è fornita dalla parte umile e servile recitata nel dramma da Giuseppe, padre terreno di Cri­sto. I tre Re Magi, eminenti rappresentanti del padre, si recano da Gesú a rendergli omaggio. Cristo non ha fratelli, sua madre è una vergine che vive interamente per lui. In cielo verrà incoronata da Cristo e regnerà co­me una sposa al suo fianco. L'artista Michelangelo indovinò intuitiva­mente il segreto, e nella famosa Pietà raffigurò madre e figlio della stessa età. Radicale eliminazione della sessualità, madre e figlio privi di pecca­to, crocifissione come punizione: ecco come il mito cristiano permise, ovviamente in forma mascherata, il soddisfacimento dei desideri edipici.
Pervaso di zelo monoteistico, il giudaismo represse qualsiasi allusio­ne a una divinità femminile. Solo nella tradizione cabalistica rimase un'emanazione femminile di Dio chiamata Shekhinah, che in ogni caso occupa il livello piú basso degli attributi di Dio (Sefiróth in ebraico). Nel cristianesimo, soprattutto durante il Medioevo, Maria ritornò a pieno ti­tolo nelle vesti di una dea potente. Le chiese piú belle della cristianità oc­cidentale, per esempio Chartres, sono dedicate a lei. Freud alluse a que­sto ritorno della madre-dea in un breve saggio intitolato Grande è la Dià­na efesia (1911a).
In una recente pubblicazione, lo storico dell'arte Leo Steinberg (I983) ha dimostrato con stupefacente dovizia di esempi che, dal XII se­colo fino alla Controriforma,1'arte cristiana ha dato particolare rilievo al fallo di Cristo sia da bambino, sia durante e dopo la crocifissione. Gli psicanalisti, se non Steinbérg, interpreteranno queste scoperte come un'altra prova che Freud aveva ragione quando paragonava Cristo a Edipo.

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